di DDD -
"Bisogna spostare la data del derby per celebrare la nostra storia". Walter Mazzarri ha sposato la posizione del presidente del Torino, Urbano Cairo, sul derby con la Juventus fissato dalla Lega Serie A il 4 maggio alle 15, nel giorno del 70esimo anniversario della tragedia di Superga: "Sono d'accordo con il presidente - ha spiegato il tecnico granata - ha parlato per tutti e la penso come lui, siamo in sintonia su tutto, figuriamoci se non lo siamo anche su questo tema".
Si schierano anche i giornalisti: il direttore di Tuttosport, Xavier Jacobelli, ha scritto un editoriale dal titolo molto eloquente: Ci vuole rispetto, non si gioca il 4 maggio. Sui social anche Maurizio Pistocchi ha detto la sua sul caso: "La Lega. Non ne azzecca una neanche per sbaglio".
Un tifoso che si è definito controcorrente ha scritto sul blog IlToroSiamoNoi.it: "Se la decisione di giocare sabato 4 maggio alle ore 15 fosse confermata, non ci vedrei nulla di stupefacente, nulla di clamoroso, e tanto meno di vergognoso come si è detto e si è scritto. Lo vedrei, e lo vedo, come una cosa assolutamente normale in un calcio in cui la Memoria ed i Valori contano sempre meno, anzi non contano nulla. Trovo anche abbastanza singolare che si parli di “regole del calcio moderno” che cambiano ed alle quali bisogna in qualche modo adattarsi, e si irrida chi magari si formalizza di fronte ad un giocatore ritenuto non degno di indossare quella maglia, e poi si faccia gli schizzinosi quando le regole di quello stesso calcio moderno prevedono che si giochi proprio il sabato alle 15, guarda caso in concomitanza con una Cerimonia, di cui, detto per inciso, alla maggior parte dei dirigenti e dei giocatori importa meno di nulla. Vedo che ora molti si dicono scandalizzati, si ergono a capi popolo, sostenendo che quel giorno non si dovrebbe giocare, che la squadra non dovrebbe scendere in campo, che i tifosi non dovrebbero entrare in quello stadio. Mi sembrano slogan assai accattivanti ma con ben poco fondamento nella realtà, in quanto si sa benissimo che nessuna società calcistica italiana avrebbe l’ardire di prendere un’iniziativa del genere (figuriamoci il Torino di Cairo)".
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