L’uccisione di Mario Pineida a Guayaquil svela un sistema malato in cui mafia e scommesse illegali trasformano i calciatori in bersagli.

Ancora un morto in Ecuador legato al mondo del calcio. Mario Pineida, simbolo del Barcellona Sporting Club e figura amata del calcio nazionale, è stato ucciso il 17 dicembre in una macelleria del quartiere Samanes nella città di Guayaquil. Due uomini armati sono entrati nel locale e hanno sparato a Pineida e alla sua compagna con freddezza agghiacciante.

pineida

Le telecamere di sicurezza hanno registrato tutto: il killer si avvicina, l’atleta alza le mani, forse convinto di trovarsi di fronte a una rapina. Ma pochi istanti dopo, una scarica di proiettili mette fine alla sua vita. L'altro sicario si è occupato della fidanzata di Pineda, uccisa con un'altra raffica. Le indagini hanno già portato all’arresto di due sospettati, ma l’omicidio di Pineida è solo l’ultimo di una lunga serie. Il Barcellona Sporting Club, in segno di lutto, ha deciso di ritirare la maglia numero 2 indossata da Pineda.

Un anno nero per il calcio in Ecuador

Con Pineida, il numero delle vittime nel 2025 sale a cinque calciatori uccisi. Altri tre sono sopravvissuti ad attentati armati. È l’anno più violento nella storia recente del Paese, un periodo in cui la criminalità organizzata ha esteso la sua influenza anche sullo sport.

LDU Quito v Botafogo - Copa CONMEBOL Libertadores 2025
Richard Mina della LDU Quito corre per la palla contro Jefferson Savarino del Botafogo durante la partita della Copa CONMEBOL Libertadores 2025 tra LDU Quito e Botafogo giocata all'Estadio Rodrigo Paz Delgado il 21 agosto 2025 a Quito, Ecuador. (Photo by Franklin Jacome/Getty Images)

Tutto è iniziato a gennaio, con l’aggressione a Richard Mina della Liga de Quito. A settembre, è toccato a Maicol Valencia e Leandro Yépez, del club Exapromo Costa, uccisi in un hotel di Manta. Una settimana dopo, Jonathan González, ex nazionale, è stato assassinato a Esmeraldas dopo aver ricevuto minacce legate a scommesse truccate. Gli inquirenti ritengono che il giocatore si fosse rifiutato di manipolare una partita. A novembre, un altro colpo al cuore del calcio ecuadoriano: Miguel Nazareno, 16 anni, promessa dell’Orense, è stato ucciso a Guayaquil. 

Le mafie delle scommesse nel mirino

Dietro questi crimini si muove una rete oscura. Le autorità sospettano che gruppi criminali legati alle scommesse illegali stiano usando minacce e omicidi per controllare i risultati dei campionati. E chi non obbedisce paga con la vita.

La paura è diventata una costante per molti giocatori, che vivono sotto scorta o evitano di uscire da soli. L’ex attaccante Bryan Angulo è scampato a un agguato mentre si recava all’allenamento, e Ariel Suárez è sopravvissuto a una sparatoria a Machala.

Santos v Ceara - Brasileirao 2022
Bryan Angulo con la maglia del Santos nel match tra Santos e Ceara dalla Series A brasiliana giocata allo stadio Arena Barueri il 21 maggio 2022 a Barueri, Brasile. (Photo by Ricardo Moreira/Getty Images)

Un calcio in ostaggio

Il dramma del calcio ecuadoriano va oltre il campo. Gli stadi, un tempo luoghi di festa, sono oggi il simbolo di un Paese che non riesce a proteggere i suoi atleti. Le famiglie dei giocatori vivono nel terrore, mentre la polizia fatica a contenere l’ondata di violenza che travolge Guayaquil e le principali città.

Il nome di Mario Pineida, 33 anni, è l’ennesima vittima di un sistema fuori controllo. Nel suo ultimo post sui social aveva scritto: “Il calcio è la mia vita.” Oggi, in Ecuador, per troppi calciatori, il "gioco più bello del mondo" è anche diventato un rischio mortale.

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