I presidenti della federazione mondiale ed europea sotto accusa

FIFA e UEFA e i due presidenti Gianni Infantino e Aleksander Ceferin sotto accusa. Alcune ONG hanno chiesto alla Corte Penale Internazionale di chiarire il ruolo degli organi sportivi nelle situazioni di conflitto. Al centro dell'esposto i vertici organizzativi per aver ammesso alle varie competizioni i club israeliani situati negli insediamenti.

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Barcellona Laporta Superlega
BARCELLONA, SPAGNA – 01 OTTOBRE: (Da sinistra a destra) Joan Laporta, Presidente del FC Barcelona, Aleksander Čeferin, Presidente della UEFA, e Nasser Al-Khelaïfi, Presidente del Paris Saint-Germain, interagiscono mentre sono presenti prima della partita della seconda giornata della fase campionato della UEFA Champions League 2025/26 tra FC Barcelona e Paris Saint-Germain allo Estadi Olímpic Lluís Companys il 1° ottobre 2025 a Barcellona, Spagna. (Foto di David Ramos/Getty Images)

Le ragioni dell'accusa

Alcune ONG, tra cui Sport Scholars for Justice in Palestine, Euro-Med Human Rights Monitor e Just Peace Advocates, hanno presentato un esposto alla CPI contro Gianni Infantino ed Aleksander Ceferin, rispettivamente presidenti di FIFA e UEFA. I due, e le rispettive organizzazioni, sarebbero accusati di "legittimazione dell'occupazione della Palestina", ovvero l'aver legittimato ciò che sta accadendo in ambito internazionale tramite la partecipazione alle competizioni calcistiche dei club israeliani che hanno sede nei territori insediati.

Le ONG sostengono poi che, oltre ad aver garantito l'ammissione a questi club, FIFA e UEFA abbiano anche contribuito a sostenere finanziariamente e strutturalmente gli stessi, e questo, secondo l'accusa, contribuirebbe alla normalizzazione della presenza israeliana nei territori palestinesi.

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Infantino e Ceferin denunciati

La denuncia prosegue con l'accusa che le due organizzazioni avrebbero dato sostegno politico, garantendo alla IFA (Israel Football Association) la permanenza dei club nelle competizioni internazionali, senza alcuna modifica alle situazioni dei club coinvolti.

Oltre a tutto ciò, prosegue l'accusa, normalizzare e permettere ciò che sta accadendo creerebbe anche una situazione di disparità nei confronti del popolo e dello sport palestinese. Infatti i club palestinesi, date le condizioni attuali, non hanno accesso paritario alle competizioni sportive sul territorio. Per concludere, l'ultimo punto dell'esposto dice che, nonostante sia Ceferin che Infantino fossero a conoscenza di ciò che stava accadendo, e le numerose sollecitazioni da parte delle ONG, avrebbero deciso di non adottare nessuna contromisura.

Al momento non ci risultano essere comunicazioni ufficiali a riguardo ne da parte dell'UEFA, ne della FIFA. Come sempre, lo sport dovrebbe essere un veicolo di inclusione e parità, e ci aspettiamo una risposta da parte degli organi competenti a riguardo, sia nelle parole che nei fatti.

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