DerbyDerbyDerby Calcio Estero Premier League in crisi: spese record ma molti club a rischio fallimento
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Premier League in crisi: spese record ma molti club a rischio fallimento

Danilo Loda
Molte squadre delle 5 principali divisioni inglesi hanno in banca solo il denaro sufficiente per pagare un solo mese di stipendi ai propri calciatori

Il calcio inglese, in particolare la Premier League, ha speso 3,5 miliardi di euro nell’ultima sessione di calciomercato. Tuttavia, questa cifra record non riflette una reale solidità finanziaria. Più della metà dei club delle prime quattro divisioni sono tecnicamente insolventi. Solo uno su cinque registra un bilancio in pareggio. E appena undici delle 94 squadre hanno liquidità sufficiente per coprire tre mesi di stipendi ai propri giocatori.

Il Rapporto 2025 di Fair Game evidenzia la fragilità economica di un sistema che, nonostante acquisti clamorosi come quelli di Alexander Isak (dal Newcastle al Liverpool per 150 milioni di euro) e Florian Wirtz (dal Bayer Leverkusen al Liverpool per 120 milioni), rischia di collassare dall’interno.

Yokohama F•Marinos v Liverpool - MEIJI YASUDA J.LEAGUE World Challenge 2025 Presented By The Nippon Foundation

Florian Wirtz del Liverpool in azione durante la partita MEIJI YASUDA J.LEAGUE World Challenge 2025 presentata dalla Nippon Foundation tra Yokohama F•Marinos e Liverpool giocata al Nissan Stadium il 30 luglio 2025 a Yokohama, Giappone. (Photo by Kenta Harada/Getty Images)

Premier League, il caso del Bury non ha insegnato nulla

Esempi come il fallimento del Bury nel 2020, rifondato dopo la scomparsa, o le recenti difficoltà dello Sheffield Wednesday, incapace di pagare i propri giocatori e trovare un acquirente, hanno contribuito a spingere il governo britannico a istituire l'Independent Football Regulator  (IFR) per controllare le finanze dei club ed evitare nuovi fallimenti.

Lo studio rivela che, tra le 20 quadre della Premier League, solo il Brighton & Hove Albion rispetta i criteri minimi dell’IFR. Estendendo l’analisi alle altre divisioni professionistiche, i requisiti sarebbero rispettati solo da Cambridge United, Carlisle United e Wimbledon. Incredibilmente, l’unico club fino alla sesta divisione che soddisfa tutti i parametri è il Bath City, una società semi-professionistica.

Una vista dettagliata del logo del Brighton & Hove Albion sugli spalti prima della partita dei quarti di finale della Emirates FA Cup tra Brighton & Hove Albion e Nottingham Forest all'Amex Stadium giocata il 29 marzo 2025 a Brighton, Inghilterra. (Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

La situazione è allarmante: 43 club su 92 hanno meno di un mese di stipendi disponibili in banca. Come afferma Niall Couper, amministratore delegato di Fair Game: "Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla necessità di un regolatore per il calcio, il rapporto di oggi li dissolve. L’imprudenza finanziaria è diffusa, la buona governance è rara e le questioni etiche raramente arrivano ai consigli di amministrazione. Ci sono eccezioni, e siamo lieti di poterle mettere in evidenza."

Il governo britannico corre ai ripari: nasce l'IFR

Come detto, il governo britannico prevede di istituire un nuovo ente, chiamato IFR. Nato ufficialmente nel luglio 2025, quando è entrato in vigore il Football Governance Act 2025, si prevede che inizierà a operare a pieno regime a partire dall'autunno del 2025.

Quest'ultimo avrà diversi poteri che includono test di idoneità statutari per proprietari e dirigenti, l’introduzione di standard innovativi per il coinvolgimento dei tifosi. Potrà anche imporre il divieto per le società di aderire a “competizioni chiuse” come la Super League. Secondo Downing Street, questa misura rappresenta la naturale prosecuzione di un percorso iniziato con il tentativo di creare una superlega europea, aggravato dai numerosi casi di club in crisi finanziaria.