L’ex attaccante di Arsenal e Barcellona, oggi tecnico del Montreal di Saputo, racconta la finale Champions 2009 giocata grazie a una bugia e svela il miglior compagno di squadra mancato, col quale lavora anche in tv

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Thierry Henry ha svelato a uefa.com dei retroscena sulla finale di Champions League vinta col Barcellona contro il Manchester United, a Roma nel 2009. “Era il compleanno di mia figlia – ha ricordato il francese –, il 27 maggio. Non avevo mai vinto la Champions League. Non riuscivo a piegare il ginocchio. Non riuscivo a scattare bene. Stessa cosa per Iniesta che aveva un problema alla coscia e non riusciva a fare scatti. Mi chiedevano: ‘Stai bene?’ Io dicevo: ‘Sì, certo che sto bene’. Non avrei mai detto: ‘Non sto bene’. Eravamo tutti infortunati, ci mancavano dei giocatori, ma quando hai la palla (col tiki-taka), non devi correre”.

Barcelona v Manchester United - UEFA Champions League Final

Barcelona v Manchester United - UEFA Champions League Final

Poi ha aggiunto: “Il modo in cui il Barça gioca è incredibile, perché con quel sistema si fa la differenza. Se sei in forma, è un 6-0, se non sei in forma farai comunque la differenza, perché avrai il possesso. Ero al settimo cielo (quando abbiamo vinto). Mi sentivo finalmente completo ed è stata una specie di fine per me. Ho continuato a giocare perché i Mondiali erano nel 2010 e il mio allenatore della nazionale mi aveva detto: ‘Thierry, non puoi andartene così’. Ma se i Mondiali non fossero stati subito dopo, penso che sarei andato alla MLS molto prima”.

Barcelona v Manchester United - UEFA Champions League Final

Il tecnico di quel Barcellona era un certo Pep Guardiola. Henry, invece, attualmente allena il Montreal Impact di Joey Saputo nella Major League Soccer e nel gruppo C del torneo di riapertura della MLS sfiderà Toronto nel derby canadese, New England Revolution (la squadra di Boston) e D.C. United (team del fratello di Higuaín).

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Tití, inoltre, ha confidato chi sia stato il miglior calciatore con cui non ha mai giocato: “Michael Laudrup: semplice. Una delle cose più importanti nel calcio è il passaggio. È come un dono che si condivide con la propria squadra. E per me, nella storia, non c’è nessuno migliore di Michael Laudrup nei passaggi. Semplice. Mi sarebbe piaciuto essere il destinatario dei suoi passaggi, perché con lui bastava correre... e io in questo non avevo problemi! Adesso lavoro con Michael Laudrup in TV e devo ammettere che Dio gli ha fatto dei magnifici doni: pare avere ancora 28 anni, sembra un attore hollywoodiano e ha tutti i capelli in testa. A volte mi viene da dirgli: ‘Non è giusto!’. Penso che sia molto stimato tra i giocatori ma il mondo del calcio non gli ha dato il riconoscimento che meritava. Andrés Iniesta si è ispirato a lui. ‘La Croqueta’ (una finta) è di Laudrup, non di Iniesta. Per quanto ami Andrés, è di Laudrup”.

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