Lo spirito indomabile dei guerrieri indios si riflette nei campi da calcio ogni volta che un uruguaiano scende sul rettangolo verde. Dall'impresa del Maracanazo ai giorni nostri, come una piccola nazione può fare così paura a tutti.

Da quella notte in cui Vecino mise a segno il gol della rimonta in Inter-Tottenham, al rientro dei nerazzurri in Champions League dopo anni di assenza, nel vocabolario calcistico di noi italiani si è fatto spazio prepotentemente un modo di dire prima sconosciuto: Garra Charrúa. Ma cos'è la Garra Charrúa e perchè la si associa all'Uruguay? Tradotto letteralmente significa "artiglio dei Charrùa": i Charrùa erano un popolo di indios che letteralmente non mollavano mai, sempre pronti a combattere per raggiungere ciò che volevano anche se in inferiorità numerica, per restare in tema calcistico. E questa garra, questa volontà, è rimasta tutt'ora nello spirito uruguagio, un popolo di combattenti, che nel calcio si riflette in imprese epiche e storiche.

Uruguay v Peru - FIFA World Cup 2026 Qualifier

Uruguay v Colombia - FIFA World Cup 2026 Qualifier
MONTEVIDEO, URUGUAY – 15 NOVEMBRE: Manuel Ugarte dell’Uruguay esulta con i compagni dopo aver segnato il terzo gol della squadra durante la partita di qualificazione sudamericana tra Uruguay e Colombia allo stadio Centenario, il 15 novembre 2024 a Montevideo, Uruguay. (Foto di Ernesto Ryan/Getty Images)

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L'Uruguay e la Garra Charrùa

Lo spirito combattivo degli antenati di Suarez e Cavani viene esaltato ogni volta che un uruguaiano si trova un pallone tra i piedi. E' incredibile pensare che una nazione con meno di quattro milioni di abitanti - meno di Toscana o Emilia Romagna per intenderci - sia riuscita a conquistare due titoli mondiali, e continui ad essere una delle squadre piu temibili del Sud America. E noi italiani lo ricordiamo particolarmente bene: come dimenticare quel gol di Godin nella nostra ultima apparizione ormai 12 anni fa.

Uruguay v Paraguay - FIFA World Cup 2026 Qualifier
MONTEVIDEO, URUGUAY – 6 SETTEMBRE: I tifosi dell’Uruguay mostrano grandi bandiere per commemorare l’ultima partita di Luis Suárez con la nazionale uruguaiana durante la qualificazione sudamericana alla FIFA World Cup 2026 tra Uruguay e Paraguay, allo stadio Centenario, il 6 settembre 2024 a Montevideo, Uruguay. (Foto di Ernesto Ryan/Getty Images)

Ma se guardiamo meglio la cartina geografica, non poteva che essere così. L'Uruguay è un campo da calcio naturale: Bella Union e Montevideo a fare da porte, e il Rio Negro a dividerla in due come la linea di centrocampo. E su questo campo da calcio sono passati alcuni tra i piu grandi talenti del calcio sudamericano e mondiale: Suarez e Cavani appunto, ma anche Recoba, Francescoli, Ghiggia, Valverde. Questi sono solo alcuni degli esempi di ciò che questo piccolo pezzo di terra tra l'Argentina e il Brasile è stato in grado di partorire.

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Il Maracanazo

Per capire meglio quanto questa piccola nazione si sia meritata un posto di diritto nel mondo del calcio, dobbiamo andare indietro di un pò di anni. E' il 1950, l'Uruguay ha già vinto un titolo mondiale (nel 1930), ma ha da qualche anno subito un leggero declino rispetto all'Argentina e al Brasile che si sono divise tutti gli ultimi tornei sudamericani. Il Brasile appunto, che era anche il paese organizzatore del mondiale del 1950 e ci arrivava da grande favorito. La formula del trofeo era diversa rispetto a quelle che conosciamo noi: si giocava in un girone all'italiana, e ogni vittoria valeva due punti. L'ultima sfida per la Selecao era proprio contro la Celeste.

Uruguayan Team
Circa 1950: La squadra di calcio uruguaiana: Roque Gaston Maspoli, Matias Gonzalez, William Martinez, Victor Rodriguez Andrade, Nestor Carballo, Luis A. Cruz, Julio Cesar Abbadie, Juan Alberto Schiaffino, Omar Oscar Miguez, Julio Perez e Juan Carlos Cabrera. (Foto di Fox Photos/Getty Images)

La partita sembrava già scritta, i brasiliani si sentivano gia campioni, tanto che alla vigilia della gara finale furono vendute 500.000 maglie con su scritto "Brasil campeão 1950"Nel giorno della finale all'ingresso del Maracana si leggeva la scritta: "Homenagem aos campeões do mundo", omaggio ai campioni del mondo. Al Brasile il pareggio sarebbe bastato per vincere il primo trofeo mondiale, davanti al proprio pubblico. Insomma, il destino sembrava già indirizzato. In uno stadio gremito di maglie oro e verdi - 173mila spettatori paganti, 199mila realmente presenti - il generale Ângelo Mendes de Morais iniziò un discorso con "Voi, brasiliani, che io considero vincitori del Campionato del Mondo". Al minuto 47 Friaça segno il gol del vantaggio per la Selecao, e i 200mila esplosero in festa.

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Ma il destino in realtà aveva in serbo altro per il Brasile. Al 66esimo Ghiggia riuscì a servire Schiaffino che a tu per tu con Barbosa mise la palla in rete. 1-1. Il pubblico anzichè incitare la propria nazionale fu preso dalla paura, e nel Maracana calò il silenzio. E in questo silenzio Ghiggia, sempre lui, vide Barbosa uscire nell'attesa di un suo cross e decise, con molta astuzia, di mettere la palla proprio nello spazio lasciato libero dal portiere brasiliano. Era il 79esimo, i brasiliani provarono con tutto ciò che avevano a riprendere la partita in mano ma la Celeste resistette.

2014 FIFA World Cup Final Draw - Previews
COSTA DO SAUIPE, BAHIA – 5 DICEMBRE: L’ex calciatore uruguaiano Alcides Ghiggia partecipa alla conferenza stampa degli assistenti del sorteggio durante una giornata mediatica in vista del sorteggio della FIFA World Cup 2014, al Costa do Sauipe Resort, il 5 dicembre 2013 a Costa do Sauipe, Brasile. (Foto di Buda Mendes/Getty Images)

L'Uruguay vinse il suo secondo titolo mondiale, con un'impresa che ancora oggi fa rabbrividire i brasiliani al solo pensiero. Il Maracanazo è rimasto invece nel cuore di tutti gli uruguaiani, come l'impresa più grande mai compiuta sul rettangolo verde. Ed è anche l'esempio più grande di quanto questa piccola nazione, sia mossa da uno spirito, quello dei Charrùa, che li porta a spingersi sempre oltre ogni limite, a rendere possibile tutto ciò che sembrerebbe fantascienza per altri. Garra Charrùa: l'unico modo di essere in Uruguay, dentro e fuori dal campo.

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