Se andate a scavare in quel mobile remoto di quella stanza della vostra casa, e trovate una pagina ingiallita di un vecchio giornale che dice "Napoli Roma Derby del Sole", dice la verità, non è fantascienza; Roma-Napoli, domenica sera all'Olimpico
Il calcio si mischia troppe volte con altre cose che con il pallone che rotola sull'erba non c'entra niente. Il pallone si mischia con la politica, con la storia e con la geografia, il pallone qualche volta si macchia di sangue perché si mischia anche con i morti. Oppure, viene bombardato da qualche lacrimogeno lanciato dalle forze dell'ordine. Sembra strano, eppure è così, eppure è solo una partita di pallone. E, tutte queste cose, a momenti alterni, sono successe fra Napoli e Roma.
Il Napoli oggi è capolista in serie A, e domenica sera sfiderà la Roma che, da quando è arrivato Claudio Ranieri, sta risalendo pian piano la classifica. Nella partita dell'andata, la squadra di Conte ha portato a casa i tre punti grazie al più classico dei gol dell'ex: Lukaku è stato mattatore al Maradona, nel pomeriggio del 26 novembre. Domenica sera, le due squadre si sfideranno per la 179esima volta, fra campionato e coppa nazionale.
La vittoria più ampia è a favore della Roma, che nel 58/59 ha vinto per 8-0 all'Olimpico, mentre il Napoli ha vinto per quattro volte 4-0, l'ultima nel campionato dettato dalle leggi covid.
"Cosa resterà di questi anni ottanta"
La cantava Raf, forse i più grandicelli che leggono quest'articolo ne hanno memoria. Era negli anni ottanta che il gemellaggio fra Napoli e Roma ha avuto fine. L'amicizia fra le due squadre nasceva in contrapposizione al potere pallonaro del nord italiano. La ragione più comune era questa. Una sorta di patto di non belligeranza fra due città vicine che, però, hanno sempre avuto ben poco in comune, dalla cucina, alla lingua. Per contrastare il potere del nord, si diceva, Napoli e Roma scelsero di unirsi e di non scontrarsi. Questo gemellaggio è nato negli anni settanta ed è finito verso il tramonto degli anni ottanta.
Napoli e Roma, oggi, sono due tifoserie rivali, e mentre le due squadre si sfidavano in campo, all'esterno dell'impianto di gioco, che sia stato il San Paolo o l'Olimpico, c'è stata spesso la scenografia di una guerriglia urbana. Perché è finito il gemellaggio? Si dice che il 25 ottobre dell'87, Salvatore Bagni avesse fatto il gesto dell'ombrello alla curva giallorossa. Quella partita è stata festeggiata come una vittoria importante da parte dei tifosi del Napoli, nonostante fosse finita in parità. Il motivo, sta nel fatto che ci furono due espulsioni: l'arbitro Magni prima mandò negli spogliatoi Careca, per un fallo di reazione su Collovati, e poi cacciò Renica, per doppio giallo. A metà secondo tempo, il Napoli di Bianchi, con lo scudetto sul petto, giocò con nove uomini. Inaspettatamente, però, gli azzurri trovarono comunque il pareggio. Per la Roma, segnò Pruzzo, l'ultimo gol in giallorosso. Mentre, col Napoli, segnò Francini, con colpo di testa dopo un calcio d'angolo. La trance agonistica era importante, e il Napoli resse per il resto del match portando a casa un punto preziosissimo.
Quel gesto di Bagni, che chissà se veramente fu la vera goccia che fece traboccare il vaso, scrisse la parola fine al gemellaggio delle due squadre più titolate del sud.
Lo scenario post-Bagni: più scontri, che gol
Un po' come la geografia da ridisegnare dopo uno scontro bellico, da quella partita ci sono stati strascichi terribili che avevano più la somiglianza di una guerra civile che di una partita di calcio. Negli anni novanta, le due squadre combattevano per un posto in Europa, ma verso la fine, il Napoli assaggiò la retrocessione in B, e la Roma, qualche anno dopo, salì all'apice della massima serie. Dopo qualche anno di purgatorio, il Napoli torna in Serie A, nella stagione in cui lo scudetto passa dalla sponda biancoceleste a quella giallorossa della capitale. Alla Roma, che viene a Napoli, il 10 giugno del 2001, serve la vittoria per festeggiare lo scudetto: diecimila tifosi giallorossi, o criminali giallorossi, frustrati per il pareggio finale (a Batistuta e Totti risposero Amoruso e Pecchia) misero a ferro e fuoco il quartiere Fuorigrotta. Quel pareggio servì a poco: la Roma vinse lo scudetto, in casa, con la vittoria sul Parma. Il Napoli, non riuscì ad evitare la retrocessione nonostante la vittoria al Franchi contro la Fiorentina.
Alla fine del 2000: il divieto delle trasferte prendeva forma
Qualche anno dopo, il Napoli ebbe il contentino dalla Lega Calcio di giocare la Coppa Italia dei grandi, oltre a quella di categoria. Il Napoli era reduce dal fallimento, De Laurentiis beneficiò del Lodo Petrucci, e ripartì dalla Serie C. Siccome furono bocciati tutti i ricorsi per ripartire dalla B, categoria che il Napoli di Naldi, poi fallito, mantenne sul campo, non c'era nessuna norma che consentiva agli azzurri rinati di giocare la principale coppa nazionale. Ma, fu fatta un'eccezione, l'anno successivo alla sconfitta nei playoff contro l'Avellino. Il Napoli ne uscì sconfitto nel doppio confronto andata e ritorno, nel 2005/2006. La Roma era di due categorie superiore. Era come se fosse stata un'amichevole di preparazione estiva. In quell'occasione, soprattutto nel match di casa, ci furono altri scontri: la vergogna nazionale andò in diretta sulla Rai.
E ancora, tre anni dopo. Il Napoli torna in massima serie nel 2007: la prima partita all'Olimpico, quella d'andata, fu uno spettacolare 4-4. Durante la fine del campionato successivo, ci fu un altro episodio, risalente al 4 maggio 2008: diciassette tifosi del Napoli vengono arrestati per un altro assalto, stavolta a un bus di romanisti diretti a Genova. Nell'agosto dello stesso anno la trasferta degli ultrà partenopei è un'odissea: verranno accusati di aver devastato il treno che li ha portati a Roma, ma poi sono stati scagionati. Nessun dubbio, invece, sull'accoltellato (un supporter azzurro) e i sette arresti, da entrambe le parti. Quell'episodio del treno dette il via al divieto di trasferte ed alla promozione della tessera del tifoso.
Ciro Esposito, napoletano di Scampia, si trovava a Tor di Quinto
3 maggio 2014, Napoli e Fiorentina si trovano di fronte per disputare la finale di Coppa Italia: le squadre di Benitez e di Montella giocano un calcio spumeggiante e divertente. La partita si svolge all'Olimpico di Roma, stadio nazionale per certe manifestazioni, in una sera che dava il preludio all'estate. La partita, naturalmente, era in diretta televisiva sulla Rai.
Si sa già, cos'è successo. Inutile scriverlo, e riscriverlo.
In ospedale, mentre era in agonia, andarono a trovarlo anche alcuni supporters della curva laziale. Era un segnale distensivo, di semplice vicinanza e solidarietà, ma nessun cenno di gemellaggio con i tifosi napoletani.
Il clima di quella partita era surreale, il Napoli alzò la Coppa al cielo in un clima che doveva essere di festa e invece era una specie di funerale.
Una parte dei tifosi giallorossi prese le distanze dal criminale De Santis, che poi è stato condannato. Sui social c'è qualche accenno, qualche post, che rivorrebbe un'amicizia fra le due tifoserie. Ma non c'è niente di ufficiale. Di ufficiale, c'è solo la voglia di giocare a pallone e di piangere per la gioia e non per ricordare un ragazzo che non c'è più.
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