Secondo l'ex centravanti, i grandi club soffrono di schizofrenia calcistica, dove si ragiona per blasone e non per reale valore. Questa tesi è stata argomentata analizzando la delicata situazione della Juventus.

La soluzione per l'Italia

Di Canio calcio italiano
LONDRA, INGHILTERRA - 16 SETTEMBRE: L'ex giocatore del West Ham United Paolo Di Canio si rivolge alla folla prima della partita di Premier League tra West Ham United e Manchester City al London Stadium il 16 settembre 2023 a Londra, Inghilterra. (Foto di Alex Pantling/Getty Images)

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Il no a Guardiola e l'illusione azzurra

Di Canio ha anche parlato del fallimento della nostra Nazionale, che sarà assente dai Mondiali per l'ennesima volta. In questi giorni tutti hanno sognato un possibile arrivo di Pep Guardiola sulla panchina azzurra, ma l'ex attaccante della Lazio è totalmente contrario. "Serve uno come Conte, che sa già di cosa stiamo parlando", ha affermato con decisione spegnendo i facili entusiasmi. Poi ha lanciato una durissima critica alla mentalità dell'intero movimento dopo le recenti figuracce internazionali: "Ci stiamo abituando alla mediocrità, ci indigniamo e poi dopo due giorni torniamo a parlare dei giocatori italiani come se fossero i più forti al mondo".

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Tonali, Chiesa e il paragone impietoso

Secondo Di Canio c'è molta, troppa differenza tra il calcio italiano e quello inglese, e lo ha spiegato analizzando il momento di due top player azzurri. Parlando di Sandro Tonali, l'opinionista ha svelato la sua destinazione ideale in Serie A, evidenziando però l'incolmabile divario tecnico ed economico con il calcio d'oltremanica: "Vedrei bene Tonali all’Inter, che ha già un vero regista. È il nostro miglior giocatore di movimento per distacco, ma dove gioca? Nella decima squadra del campionato inglese...". Un concetto ribadito con ancora più forza parlando del possibile ritorno in patria di Federico Chiesa. Se l'ex juventino dovesse faticare al Liverpool, la colpa non sarebbe certo sua: "Se torna in Italia, tempo un paio di scatti e diremmo 'mamma mia, perché a Liverpool non giocava?'. Semplice, perché la Premier è l’NBA e noi il basket italiano".

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