Con Marco Cattaneo abbiamo parlato di calcio, dall'eliminazione dell'Italia fino alla sua favorita per la vittoria della Champions League, parlando anche di progetti futuri.
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Tra i volti più riconoscibili del giornalismo sportivo italiano, Marco Cattaneo negli anni si è affermato per competenza e versatilità. Da Mondo Gol a libri come "Rapirò Gianfranco Zola", continua a raccontare il mondo del calcio con uno sguardo attento a quello che accade in campo e fuori. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di affrontare vari temi con lui. Dalla Serie A al suo impegno nel sociale, fino alle prospettive del calcio italiano: il racconto e le idee di Marco in un intervista a tutto tondo.
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Il tracollo del calcio italiano
Buongiorno Marco, iniziamo con una domanda diretta. Mancheremo al Mondiale per la terza volta di fila. Cosa non sta funzionando?"È una domanda che necessiterebbe di una mezz'ora per rispondere. Ci sono dei grandi problemi, ovviamente, dai piani alti alla base. I piani alti perché già che parliamo di 'politica del calcio' non va bene. Il calcio dovrebbe essere una questione riservata più a chi conosce il pallone che alle logiche di palazzo. Alla base c'è la necessità di fare un lavoro profondo. Abbiamo bisogno di maestri di calcio, educatori e allenatori. La cosa sconfortante è che ciò che ci stiamo dicendo è esattamente quello che dicevamo 4, 8 e 12 anni fa".
Da chi ripartiresti per rifondare il calcio italiano?
"Ascolto il toto-nomi che si fa in queste settimane, ci sono tanti ex calciatori: è molto bella l'immagine romantica e poetica di affidare il calcio a loro. Però non possiamo ipotizzare un lavoro di ricostruzione solo in base alla carriera. Mi piacciono tanti nomi tra quelli che sento, Maldini in particolare lo ritengo una persona molto seria. Poi arrivati li bisogna gestire il calcio italiano per i prossimi 10-12 anni. Chi verrà eletto dovrà essere consapevole che molto probabilmente non raccoglierà i frutti del lavoro che sta facendo. Serve qualcuno che non ha la necessità di prendersi la gloria, o ambire ad avere una statua fuori da Coverciano. Il progetto di rifacimento del nostro calcio non si esaurisce al prossimo Europeo o al prossimo Mondiale".
Credi che l'Europeo vinto da Mancini è stato una casualità o una mancata occasione di ripartire?
"Sono tornei così brevi che tutto può accadere. Se Arnautovic non è in fuorigioco, l'Italia esce presto e parte il processo anche lì. Te la rigiro: Kean segna in contropiede, l'Italia va al mondiale, siamo tutti felici e parliamo del rilancio del calcio italiano. I problemi c'erano anche nel 2021 quando abbiamo vinto l'Europeo. Solo che la vittoria, la "forza del gruppo", hanno nascosto la polvere sotto al tappeto".
Quanto credi che il declino della Nazionale italiana sia collegato alla scarsa competitività dei nostri club a livello internazionale?
"Per me c'è da distinguere il livello della nazionale da quello dei nostri club. In un calcio così globalizzato tu porti calciatori all'estero e dall'estero vengono in Serie A. Il tema è che quasi ci verrebbe da dire che i nostri calciatori dovrebbero abbandonare il nostro campionato. Siamo un paese che negli ultimi 10 anni ha perso quasi 700.000 ragazzi tra i 18 e i 35 anni perché sono andati a vivere o studiare all'estero, la metà dei quali con una laurea in tasca. Questo significa che siamo un paese che non è più attrattivo da molti punti di vista, e anche calcisticamente ci sono molti problemi.
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Se Tonali, Donnarumma e Calafiori giocano la Champions League con squadre di un altro paese e giovani come Reggiani trovano spazio nel Borussia Dortmund, ben venga. Se ci pensi un tempo si diceva che i calciatori della nostra nazionale non erano allenati perché non giocavano partite di un certo livello. Contro la Bosnia in campo c'erano giocatori che hanno fatto 1 o 2 finali di Champions e vinto un europeo. Ormai secondo me il livello di preparazione e tensione a cui sono sottoposti i nostri calciatori è talmente alto che no, non ritengo collegate le due cose".
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Marco Cattaneo su Serie A e Champions League
Nella corsa scudetto, ormai chiusa, più brava l'Inter o più i demeriti delle avversarie come Napoli e Milan?"Secondo me più brava l'Inter. Alla fine il Napoli ha più o meno gli stessi punti dell'anno scorso. Penso che il Milan avrebbe potuto e dovuto approfittare della stagione senza coppe e anche di qualche fragilità e debolezza mentale dell'Inter, ma non ce l'ha fatta. Però l'Inter è stata brava, ed è stato bravo Chivu a ripartire dopo un finale di stagione così difficile, ad aggiungere alcune cose in campo ma soprattutto a ridare serenità al gruppo fuori. Credo che Conte avrebbe potuto fare di più ma più senza coppe che senza infortuni".
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Dici che il Milan avrebbe potuto fare di più. Pensi che Allegri abbia avuto un pò di paura, e tirato un pò troppo il freno a mano?
"Si, ed è un pò il tema di tutta la stagione rossonera. Il Milan si scuote quando va sotto, schiera il 4-3-3 e mette dentro una punta in più. Secondo me il merito principale di Allegri è stato quello di normalizzare una situazione che era molto complicata, anche a livello societario. C'era da mettere un pò di toppe qua e la, in un ambiente che era di difficile gestione, e questo gli va riconosciuto. Ad un certo punto però doveva switchare, essere più coraggioso e propositivo.
Vedi lo spirito con cui ha affrontato certe partite, come a Roma contro la Lazio o contro il Napoli, che potevano cambiare la stagione. Da sempre più l'impressione di non voler perdere più che di voler vincere. Credo che aldilà delle dichiarazioni di facciata dei primi 4 posti, il Milan quest'anno aveva la possibilità di crederci un pò di più. Considerando che il prossimo anno, con anche le coppe, sarà molto difficile immaginare il Milan essere competitivo sui due fronti".
Sembra quasi che Allegri si sia convinto sempre di più che l'obiettivo potesse essere davvero solo il 4° posto, anche quando si poteva fare di più
"Si, l'impressione è questa. Poi c'è da dire che la squadra ha delle grandi lacune a livello di rosa. Dietro non è attrezzata come le altre, ha giocato senza numero 9 praticamente tutta la stagione, ha sofferto il calo di Pulisic, non aveva alternative sulle fasce, e per fortuna ha trovato Bartesaghi. E' una squadra che non vale più del 3° posto. Però ripeto, tra paure e debolezze dell'Inter e assenze e impegni del Napoli, ad un certo punto della stagione si poteva cavalcare l'onda e cercare un pò più di entusiasmo. Invece sembra non averci creduto fino in fondo. Avrebbe potuto, e forse dovuto, essere un po' meno razionale e un po' più spregiudicato".
Passiamo alla competizione più importante d'Europa. Siamo alle semifinali di Champions, sono rimaste in 4. Chi pensi alzerà la coppa dalle grandi orecchie alla fine?
"In questo momento la squadra che impressiona di più è il Bayern Monaco, senza dubbio. Però sappiamo anche come è finita lo scorso anno: prendi l'Arsenal, irresistibile durante la League Phase, e poi sta calando nel periodo che conta di più, come il Liverpool nella passata stagione. Il PSG è maturato tantissimo, ed è diventata una squadra che quando il pallone diventa pesante da il meglio di sé. L'incrocio Bayern-PSG sulla carta è una partita clamorosa. Anche se il mio pronostico, dagli ottavi in poi, dice Atletico Madrid. Perché mi sembra l'anno buono, tante cose che si incastrano e, zitti zitti, fanno il colpaccio."
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L'esperienza a Cronache di Spogliatoio e il mondo oltre il calcio per Cattaneo
Il lavoro che state facendo con Cronache di Spogliatoio è impressionante. Nei progetti c'è anche quello di arrivare a competere con broadcaster più noti?"Be, sicuramente lo spero. Le persone che sono a capo di cronache sono meravigliose, ambiziose e visionarie. E se uno è visionario, per definizione, non può che puntare alla luna. Penso che la luna loro ce l'abbiano bene in testa, sappiano come arrivarci e quali sono i passi da fare per metterci i piedi sopra. E quindi perchè no. Non so niente, naturalmente, ma mi piacerebbe una evoluzione in quella direzione".
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Tu hai progetti o ambizioni per il tuo futuro? C'è qualcosa che ti fa pensare "Mi piacerebbe fare questo un domani"?
"Continuare a fare cose diverse, sicuramente. Ad esempio ho amato condurre Sky Sport Quiz Reward su Sky appunto. Mi piacerebbe tornare a fare qualcosa di simile. Mi piacerebbe continuare ad aumentare la parte di viaggi e documentari, è una cosa che mi appassiona molto. Ho altri progetti che riguardano podcast che ho fatto e libri che ho scritto. Amo questo mondo perché è in grande trasformazione e un mondo in grande trasformazione ti da sempre nuove opportunità".
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A proposito di podcast e libri. Hai raccontato la storia del "Maradona delle carceri", una storia stupenda di rivincita e redenzione. Grazie a te Fabrizio Maiello sta avendo modo di portare in giro la sua storia, ed è bellissimo come grazie allo sport una persona possa fare un percorso di riabilitazione. Come la vivi?
"Questo è molto gratificante. La parte di divulgazione è molto utile ed è un po' il motivo che mi ha spinto a raccontare la sua storia. Siamo tutti appassionati di calcio, ma dobbiamo essere consapevoli che lo sport che amiamo è anche un'occasione per raccontare altre cose, affrontare altri temi, e può essere un motore fortissimo. Catturare l'attenzione della gente per raccontare storie di rinascita e redenzione è più facile se fatto con un pallone che rimbalza. Si, mi è piaciuto molto. Penso che sia responsabilità di chi fa comunicazione provare a trasferire dei messaggi altrimenti parliamo solo di 4-3-3 e 3-5-2, e quindi la nostra volontà non è cosi ambiziosa. Per me il calcio è molto di più, fare comunicazione sportiva non vuol dire solo parlare di ciò che accade nel rettangolo verde, ma andare oltre, approfondendo temi che a volte esulano dal calcio."
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