In Pisa–Juventus i calciatori lasciano spazio ai piatti tipici: cecina, cacciucco e zuppa pisana contro agnolotti, brasato e bonet. Una partita immaginaria tra cucina popolare toscana e tradizione piemontese

Pisa, sabato 27 dicembre, ore 20.45. All’Arena Garibaldi l’aria che tira è quella degli appuntamenti importanti: è tutto pronto per la diciassettesima giornata di Serie A. mentre nerazzurri e bianconeri si preparano a sfidarsi sul prato, nelle cucine toscane e piemontesi si gioca un’altra partita.

Pisa Juventus

Aspettando di goderci Pisa-Juventus, ci siamo immaginati una gara parallela, in cui per un giorno, i piatti della cucina tipica prendono il posto dei calciatori, in un duello gastronomico tra i piatti tipici delle due città.

Se il campo da calcio fosse una tavola apparecchiata, a fronteggiarsi sarebbero la cucina pisana, povera, diretta e marinaresca, e la tradizione piemontese, più strutturata, borghese e codificata.

Primo tempo: il Pisa schiera cuore, mare e tradizione popolare

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Idrissa Toure' del Pisa festeggia la vittoria dopo la partita di Serie A tra Pisa e Cremonese all'Arena Garibaldi il 7 novembre 2025. (Foto di Gabriele Maltinti/Getty Images)

I padroni di casa scendono in campo con un 4-3-3 combattivo, che non si lascia intimorire dal nome scritto sulla maglia avversaria. In porta, la cecina, la focaccina di ceci pisana: semplice, povera, senza troppi fronzoli. Non è un portiere da parate spettacolari, ma non tradisce mai i suoi.

La linea difensiva è tutta territorio e appartenenza: al centro c’è il baccalà alla pisana, rustico, saporito, impossibile da superare; accanto, la trippa alla pisana, più di sostanza che di estetica, è un piatto che porta in campo esperienza e un certo peso specifico. Sulle fasce, corrono le patate in tegame, umili ma efficaci, e sempre pronte a rientrare.

A centrocampo detta i tempi la zuppa alla pisana, il regista della squadra, a base di fagioli, cavolo nero, pane e tanta pazienza. Ai lati ha due mezzali operaie: i fagioli all’uccelletto e panzanella, capaci di spezzare il gioco e ripartire.

In attacco i nerazzurri puntano tutto sull’identità: come ala sinistra c’è il caciucco, gustoso e profumato di porto e mare, e a destra le arselle in umido (per chi non è toscano: cozze e telline), dinamiche e saporitissime. Punta centrale: il bordatino, una minestra morbida, densa e avvolgente.

Il Pisa è così: diretto, sincero, popolare. Poco stile, tanta sostanza.

Secondo tempo: la Juventus risponde con la tecnica piemontese

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Arkadiusz Milik della Juventus festeggia il secondo gol della sua squadra durante la partita dei quarti di finale di Coppa Italia tra Juventus e Frosinone all'Allianz Stadium l'11 gennaio 2024. (Foto di Valerio Pennicino/Getty Images)

Ma quella della Juve è una cucina stellata, che schiera un 3-5-2 ordinato e razionale, proprio come la sua città di appartenenza. Tra i pali, con la maglia numero 1, c’è il vitello tonnato: elegante, equilibrato, apparentemente leggero ma solidissimo.

La difesa a tre è composta da piatti che hanno fatto la Storia: al centro il brasato al Barolo, lento e profondo, capace di assorbire qualsiasi pressione; ai lati, gli agnolotti del plin, carismatici, piccoli e precisissimi.

A centrocampo, a dirigere il gioco, il risotto al Barolo in tutto lo splendore. Accanto a lui, due interni di qualità: i tajarin al burro, ottimi con una grattata di tartufo d’Alba, e la finanziera, complessa e stratificata, a base di frattaglie di vitello e pollo sfumate al Marsala.

Sulle fasce, spinge la strana coppia: la bagna cauda, più aggressiva, e l’insalata russa, più attendista, che insieme danno equilibrio alla squadra. La coppia d’attacco è quella dei due titolari: il bollito misto, pesante e inarrestabile, e il bonet, dolce ma deciso.

Pisa-Juventus: identità contro metodo

Chi vince tra Pisa e Torino? È un confronto di gusti diametralmente opposti, dalla prima all’ultima portata. Se il Pisa chiude la partita con la torta co’ bischeri e vin santo, orgogliosamente locali, la Juve ribatte con caffè e gianduiotti, sobri, eleganti e borghesi.

È lo scontro tra una cucina che nasce per riempire la pancia in modo gustoso e quella che si è costruita in tante cene con il servizio buono. Sul campo, vincerà chi saprà meglio sfruttare le occasioni, a tavola, come sempre, chi arriva fino all’ammazzacaffè.

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