di Max Bambara -
aeroplarino vicino derby firenze fra 2 eliminati dalla coppa
Sembra di essere tornati indietro di un anno e mezzo: all’epoca il destinatario di tutte le contestazioni era Vincenzo Montella (tre volte quarto con la Fiorentina e che solo pochi mesi prima aveva riportato un trofeo nella bacheca rossonera). Oggi invece il destinatario unico è Rino Gattuso, il cui curriculum da allenatore è senza dubbio meno sostanzioso rispetto a quello di Montella, ma che ha un “know how” sul mondo Milan da fare invidia e che non può essere spiegato.
Intendiamoci, non è che gli allenatori siano esenti da critiche per diritto divino. Tutt’altro. Sia Montella all’epoca, sia Gattuso ora hanno commesso alcuni errori nella gestione della squadra e nell’interpretazione di certe partite. Tuttavia in Italia abbiamo il vizio e l’abitudine di pensare che un tecnico, da solo, determini tutto nel bene e nel male. Diamo una dimensione prettamente individuale ad uno sport collettivo, commettendo così un errore molto grave sul piano del metodo valutativo.
Gattuso semmai sembra essere caduto negli stessi errori commessi da Montella soltanto 18 mesi fa: troppi mutamenti tattici alla ricerca della quadra (magari condizionato dall’esterno) e qualche uscita pubblica probabilmente evitabile. All’epoca c’erano i sorrisini fuori luogo del tecnico toscano, oggi ci sono invece frasi eccessive sul veleno che lasciano presagire un disinteresse totale verso il come arrivare alla vittoria. Inaccettabile costituzionalmente al Milan, club da sempre legato allo stile del gioco.
Tuttavia dal derby Montella Gattuso non esce vincitore nessuno: ne esce semmai perdente il Milan che, in questo biennio, ha messo sulla sua panchina due allenatori senza riuscire ad ottenere i risultati che voleva o in cui credeva in relazione all’organico. Il dubbio pertanto dovrebbe venire spontaneo a chi opera: non è che forse, quell’organico allestito fra squilli di trombe e qualche perplessità nella torrida estate 2017, non ha tutta questa qualità e non è così competitivo come, invece, si ritiene troppo facilmente?
Quanto vale realmente questa rosa e quanto sono da Milan questi giocatori? Possibile che, ogni volta che il livello della competizione e degli obiettivi diventa più alto, questa squadra appare il classico bruco che sceglie di non diventare farfalla per paura di volare? Il vero difetto di questo Milan è senza ombra di dubbio strutturale. Gioca da due anni un sistema di gioco (il 4-3-3) che non è quello più adatto per i giocatori a disposizione, ma probabilmente il meno peggio.
A due punte il Milan non può infatti giocare con continuità, avendo due attaccanti centrali abili in area di rigore, ma entrambi prime punte, inadatti quindi a fare il lavoro di raccordo tipico di una seconda punta. Da due anni a questa parte il 4-3-3 funziona soltanto quando il livello della condizione fisica è alto e la squadra riesce con valori come la compattezza, il sacrificio e l’abnegazione a nascondere quelle che sono le sue lacune di sistema.
Non appena cala di una spanna la condizione fisica si notano immediatamente le pecche. Prima era Montella che non sapeva “dare un gioco” a questa squadra. Adesso è Gattuso. Viene da chiedersi che gioco si possa dare all’unica squadra di alto livello della Serie A che è totalmente priva di ali. Sugli esterni del 4-3-3 infatti, il Milan schiera Suso e Calhanoglu. Il primo è un regista di fascia, il secondo è invece un trequartista atipico adattato sull’esterno. Entrambi vogliono la palla addosso e raramente attaccano la profondità senza palla.
Sono due giocatori con caratteristiche precise, ma inadatti a saltar l’uomo con continuità e ad alzare i ritmi di gioco. Questa pecca però pesa tantissimo in ottica rossonera, perché nel 4-3-3 i giocatori fondamentali sono proprio gli esterni. Nel bene e nel male. Le alternative si chiamano Castillejo e Borini, podisti di fascia che abbinano un grandissimo impegno a qualità nello stretto molto limitate. Giocatori che in una rosa fanno comodo, ma che non rappresentano alternative di qualità.
In totale questi giocatori hanno segnato finora 11 reti in campionato. 5 Suso, 4 Castillejo, 1 Calhanoglu, 1 Borini. Un bilancio decisamente basso se rapportato agli score normali delle punte esterne nel 4-3-3.3, struttura di gioco tesa proprio a valorizzare le punte esterne. In Serie A, il solo El Shaarawy nella Roma ha segnato 10 reti ed il solo Ilicic nell’Atalanta ha segnato 11 reti.
In tanti sostengono che sia l’allenatore a dover valorizzare i giocatori, eppure la storia della carriera di questi ragazzi ci dice che la doppia cifra realizzativa non l’hanno mai raggiunta. Più precisamente è capitato solo al 19enne Calhanoglu in Germania, quando giocava trequartista nel 4-2-3-1 in un’annata che poi, in seguito, non ha mai più ripetuto. Insomma il derby mediatico che si era creato fra Montella e Gattuso e che, tante volte, ha avuto delle riproposizioni pubbliche, era ed è in realtà un derby monco. Entrambi hanno allenato un Milan senza ali, privo di esterni capaci di dare brio ed imprevedibilità al gioco.
D’altronde questa è l’ottica prettamente italiana: si massacrano gli allenatori senza analizzare il materiale di cui dispongono, o peggio valutando un organico esclusivamente sulla base dei soldi spesi. Eppure non si è mai visto un pacco di soldi fare gol, per citare una emblematica frase di Cruijff.
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