di Franco Ordine -
La disputa tra Adani e Allegri è una vecchia guerra di religione a cui, nel tempo, ho partecipato anch'io. Ai tempi di Arrigo Sacchi, ct dell'Italia finalista del mondiale '94, circondato e assediato dai "risultatisti" come si chiamano oggi quelli che all'epoca si identificavano in Trapattoni.
arrogante non ferrato la guerra religione continua
Sul merito della questione io sostengo, in forza degli anni passati a seguire calcio, che esistono più vie per raggiungere il successo. La storia trentennale del Milan di Berlusconi ne è una perfetta conferma. Quel Milan ha vinto col gioco di Sacchi puntato tutto sul copione e sul "podismo eretico" (definizione di Brera), poi si è ripetuto con il pragmatismo di Fabio Capello, infine con Ancelotti riuscito nell'impresa biblica di mixare le due concezioni aggiungendo una spruzzata di palleggio raffinato.
Veniamo ai due, invece. Uno, Adani, fa di professione lo "scienzato", studia calcio in tv e facendo tesoro della propria esperienza da calciatore, è diventato un analista dal linguaggio a volte troppo tecnico per raggiungere il singolo abbonato. Allegri ha il suo tallone d'Achille nella Champions mai vinta e nel gioco mai apprezzato a dovere dalla critica. Le scintille sono inevitabili.
Dopo lo scontro di sabato notte, i due sono tornati al reciproco assalto. Adani, accolto ai microfoni di radio Deejay da Fabio Caressa,ha dato dell'arrogante a Max e il tecnico livornese gli ha restituito sulla poltrona di Fazio "non accetto ramanzina da chi non è ferrato". Conclusione: sarebbe molto istruttivo se un giorno Adani si misurasse sul campo abbracciando il mestiere dell'allenatore.........
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