di Mattia Marinelli -
Pierre Aubameyang ha castigato anche il Napoli. Quasi con nonchalance. In un Arsenal costruito da Unai Emery con giocatori di maggiore qualità ma sostanzialmente con gli stessi guizzi e le accelerazioni del Siviglia che ha reso famoso il tecnico spagnolo, il nazionale gabonese sta continuando dal canto suo a crescere. E questa volta non nella Ruhr tedesca, ma nel cuore della City, al centro del teatro dei sogni del calcio inglese. Sulla panchina del Napoli, c'era Carlo Ancelotti. Che giocatore, Pierre Aubameyang. Re Carlo deve averlo pensato, anche se undici anni fa non era riuscito a "vederlo".
Non tutti ricordano che nell'estate 2007, con il Milan appena laureatosi campione d'Europa ad Atene contro il Liverpool, la squadra Primavera rossonera andò a giocare un prestigioso torneo in Malesia, la Champions Youth Cup. Un evento antenato di quella che sarebbero poi stati la NextGen prima e la Uefa Youth League oggi. Il Milan allenato da Filippo Galli raggiunse le semifinali dopo aver battuto Ajax, Arsenal e Bayern Monaco, insomma eccellenza assoluta. Il torneo lo vinse il Manchester United in finale contro la Juventus. Ma Pierre Aubameyang non fu solo il capocannoniere del torneo con 7 gol: venne anche eletto miglior giocatore della rassegna giovanile.
Il fatto è che al Milan in quel momento furoreggiava Alberto Paloschi in Primavera, era lui il preferito diel Re della Champions Filippo Inzaghi e le luci dei riflettori erano accese più sul bergamasco che sul gabonese. Era la Primavera in cui giocava il figlio di Carlo Ancelotti, Davide, oggi suo vice al Napoli. Al Milan poi Pierre era il terzo Aubameyang, dopo Catilina (alcune apparizioni nella coppa Italia 2002-03 e una clamorosa litigata con Seedorf a Milanello a fine stagione) e Willy (un gol nel trofeo Luigi Berlusconi del 6 gennaio 2007, Milan-Juventus 3-2). "Un altro Aubameyang....", si mormorava nei vialetti del centro sportivo rossonero sul conto di Pierre.
Eppure la società lo aveva notato, dopo una delle tante vittorie estive in quel torneo in Malaysia, Adriano Galliani si era accorto di quanto fosse giocatore Pierre, rispetto proprio a Catilina e Willy, Ma un anno dopo, l'ad rossonero aveva altre impellenze. Il Milan, nel giugno 2008, si era ritrovato, per la prima volta dopo 6 anni, fuori dalla Champions League e doveva assolutamente ritornarci. Il dirigente milanista aveva avuto l'ok della proprietà per portare l'assalto a Ronaldinho, ma doveva autofinanziare l'operazione. Iniziò così una serie di movimenti minori di giovani giocatori che consentirono al Milan di mettere insieme quella decina di milioni necessaria per avviare l'operazione con il Barcellona.
Vennero ceduti Matri e Astori al Cagliari, Antonelli al Parma, Abate al Torino, Marzoratti all'Empoli, Perticone al Livorno e...il 19enne Aubameyang al Digione. Un milione di qua, un milione di là...bisognava portare la grande star (era la filosofia dell'epoca non solo al Milan) nel grande stadio a discapito dei talenti giovani della cantera. Oggi il calcio è cambiato, un giovane è un patrimonio al di là di ogni ragionevole dubbio, con i prezzi che ci sono in giro. Ma undici anni fa, funzionava così. Ed è andata così per Pierre Aubameyang, prima in prestito al Digione e al Lilla, poi al Monaco, quindi ceduto al Saint Etienne dove a 24 anni è esploso. Anche per questo, Ancelotti era l'allenatore del Milan che si liberò undici anni fa di Pierre, Arsenal-Napoli 2-0 è stata una sorta di nemesi storica.
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