di DDD -
conte marotta linter juventina piace poco moratti
Massimo Moratti ci è già passato. Da Marcello Lippi e da Peruzzi, da Jugovic e da Paulo Sousa. L'idea della contaminazione con la "juventinità", comunque necessaria per crescere e per vincere, risale all'estate di 20 anni fa, l'estate del 1999. Andare a Torino e prendersi Lippi, oltre a qualche gioiello: da segnale di forza e di riscatto, si era però trasformato a stretto giro in una debacle. Così come il tentativo di portare Luciano Moggi nell'allora sede di piazza Duse, una mossa che sarebbe stata clamorosamente bypassata dagli anni di Calciopoli, dalle sentenze e dalle polemiche successive.
Oggi un dirigente dal fresco passato juventino è presente nell'Inter, non tanto nel cuore dell'Inter, quanto ai suoi vertici, con in mano le leve di comando. E' l'amministratore delegato Beppe Marotta, passato in maglia nerazzurra poche settimane dopo il divorzio da Andrea Agnelli, proprio l'ad che ha dialogato con l'avvocato Nicoletti, ambasciatore di Moratti, ma che ha comunque consumato una rottura con quel Mauro Icardi che era stato l'ultima chicca morattiana di mercato prima di Thohir e prima di tutto il resto. Che oltre a Marotta, possa arrivare anche Antonio Conte, il Lippi 2.0 secondo qualcuno, non fa fare salti di gioia ai sacerdoti dell'interismo duro e puro.
Fra i quali proprio Massimo Moratti che oggi non ha potere decisionale, che oggi non figura nell'organigramma, ma che ha ancora il suo peso. Dal punto di vista della storia e della tradizione, ma soprattutto sul piano dei principi che regolano e scandiscono l'ortodossia interista. Il fatto che l'ex presidente conti è dimostrato dal fatto che Nicoletti si sia seduto al tavolo della mediazione per Icardi e che stia per essere rinnovato il contratto al ds Piero Ausilio, che secondo alcuni rumors era dato invece in bilico dopo le prime settimane di presenza di Marotta in società.
Interismo e juventinità. Esperienza e futuro. Sono questi i derby che rischiano di aprirsi all'interno della tifoseria nerazzurra. Antonio Conte è al di sopra di ogni sospetto per bravura, modernità e competitività. Ma è stato capitano della Juventus amatissimo dai suoi tifosi e rifondatore da allenatore di una Juventus vincente e spietata. Tutto questo può essere dimenticato e messo da parte in caso di successi e di vittorie, ma al tempo stesso rivangato e rinfacciato in caso di delusioni e di problemi. Massimo Moratti lo sa bene ed è proprio, da guida spirituale, quello che sta provando a ricordare a tutti con la sua espressione un po' così rispetto all'ipotesi ormai fortissima di Conte al posto di Spalletti sulla panchina nerazzurra.
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