di Enrico Vitolo -
Convocati dai rispettivi ct per la Copa America, ma al debutto soltanto panchina per Paquetá e Lautaro Martinez. Intanto il brasiliano è già certo di essere il punto di ripartenza del nuovo Milan, l'argentino invece dovrà lottare per conquistare la fiduci
Se durante tutto l'anno hai accettato di voler convivere con le pressioni dei 70mila di San Siro, ritrovarsi ad un certo punto dall'altra parte del globo a dover fare i conti con il calore del popolo sudamericano non dovrebbe certamente destabilizzarti. Ma, poi, se non giochi il problema allora non esiste proprio. E così ecco che le pressioni si trasferiscono come un macigno sulle spalle di chi non ti fa giocare. Ma se per il rossonero Lucas Paquetá questo tipo di scenario è una novità assoluta (12 gare su 13 giocate sin dal primo minuto in serie A), per il cugino nerazzurro Lautaro Martinez la maglia da titolare rappresenta ormai da tempo un traguardo che invece di essere finalmente a un passo sembra bensì allontanarsi sempre di più.
Ma non solo in Nazionale, anche con l'Inter (appena 13 partite disputate in campionato con un posto nell'undici iniziale). Se attualmente con l'Argentina c'è da fare i conti con un certo Aguero e un certo Messi che intanto però alla prima in Copa America hanno già fallito (non aprite mai questo discorso con Dybala o Icardi), nei prossimi mesi invece in Italia toccherà molto probabilmente fare lo stesso con Dzeko e Lukaku che di certo non potranno toppare neppure alla prima uscita ufficiale. Lo sa bene, naturalmente, Antonio Conte che non potrà fallire e che inevitabilmente dovrà capire come e se utilizzare il toro di Bahìa Blanca, che di certo proverà a scalciare come solo lui sa fare per ritrovare spazio in campo.
Ufficialmente non ha ancora le stesse incombenze del suo futuro rivale, ma quando accadrà Marco Giampaolo avrà molto probabilmente le idee chiare su Paquetá. Perché se in Nazionale c’è da fare i conti con una gerarchia che va ribaltata, nel Milan il problema non sussiste. Non ci sarà nessun eventuale acquisto che tenga (Praet), nessun ritorno (Bonaventura) e nessun cambio di posizione in campo (Suso) che possa stravolgere i piani, già da tempo ormai appare certo che la nuova ripartenza del Milan avverrà certamente dal gioiellino brasiliano. Con lui in campo, nella scorsa stagione, i rossoneri hanno perso solo 3 partite, e così San Siro in un attimo invece delle pressioni ha riservato solo applausi al talento brasiliano.
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