Sui taxi e nei ristoranti della Capitale dopo il derby di Zaccagni

di Mauro Suma -

Giornate romane. Da Termini al taxi il balzo è breve. E la domanda del giovedì, tre giorni dopo il secondo derby stagionale vinto dai laziali, innocente: "C'è ancora aria di derby a Roma?". La risposta è veloce ma non fulminea: "Il derby? Quale? Qui non c'è stato nessun derby...". Eccolo, romanista. E aggiunge: "Non ce ne siamo neanche accorti, quando vincono loro poi vanno via tutti veloce da Roma e tornano a Valmontone".

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Non è mica finita...

Il tassinaro, come viene comunemente chiamato a Roma senza nessun intento dispregiativo, del venerdì sera invece è di tutt'altro umore: "Ibanez è uno di noi, noi gli vogliamo bene". "Comunque se lei vuol sapere cos'è davvero il derby qui, deve entrare in un qualsiasi bar di Roma. Ma alle 7 del mattino e ne sente di ogni...".

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Il ristoratore del sabato sera, Renato, è a due passi da piazza Navona. La pace del palato, il nome del suo locale. E il tumulto del derby. Renato racconta: "I miei amici romanisti mi avevano dato appuntamento qui per festeggiare il derby. Niente. Non si è visto nessuno. Spariti".

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