di Max Bambara -

Il confine tra duttilità e confusione è sempre alquanto labile. Siamo in un terreno decisamente borderline in cui le opinioni rischiano di sovrapporsi, persino di sfiorarsi. Per i teorici della flessibilità tattica, cambiare strutturazione con frequenza è un valore positivo per una squadra, mentre restare ancorati ad uno stesso modulo rischia di essere un grave limite. Per i conservatori del calcio conviene invece rimanere sulla barca sicura e non avventurarsi in mari nuovi ed inesplorati. Cambiare, per loro, può equivalere a fare scelte poco avvedute perché non c’è il tempo per provare un nuovo sistema di gioco nell’arco di una stagione piena di impegni.

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Dove sia la verità non è dato sapere, soprattutto in una materia come il calcio che conosce i sentieri alberati e ricchi di foglie dell'opinabilità, a loro volta pieni di una miriade di scorciatoie e di strane viuzze. Il tema però esiste ed ha un'eco abbastanza profonda: quanto è utile per una squadra cambiare strutturazione tattica a stagione in corso? Questo tipo di argomentazione, ultimamente, è stata usata in maniera mortifera nei confronti di Rino Gattuso. Ed in effetti l'allenatore del Milan ultimamente aveva ed ha mostrato il fianco a qualche contestazione sanguinosa. Gattuso è arrivato al Milan alla fine del 2017, in una situazione emergenziale, in cui la componente gestionale non poteva che prevalere su quella didattica.

In quest'anno e mezzo ha scelto un modulo specifico (il 4-3-3) che ha alternato in alcuni momenti stagionali con il 4-4-2 (soprattutto nei mesi di novembre e dicembre 2018 in seguito all'infortunio di Jack Bonaventura). Nei fatti pertanto, il suo Milan ha sempre avuto una strutturazione originale, con una variante (il 4-4-2) che poteva avere risvolti offensivi o difensivi a seconda degli interpreti. Nelle ultime 3 partite invece, è avvenuto qualcosa che nessuno poteva aspettarsi. Rino infatti ha cambiato ben 5 volte modulo. Era partito nel derby col 4-3-3 che, causa troppe smagliature interpretative dei suoi giocatori, è evoluto nel 4-4-2 nel secondo tempo. Ha ripresentato il 4-3-3 contro la Sampdoria a Genova, che ha poi modificato in una sorta di 3-4-1-2 nel secondo tempo, con Conti e Castillejo a fare da esterni.

Contro l'Udinese in casa invece, solo tre giorni dopo, ha scelto Paqueta trequartista alle spalle delle punte Cutrone e Piatek, salvo poi evolvere nel 4-4-2 quando la copertura del campo ha iniziato a divenire un problema. Mai Gattuso in un anno e mezzo aveva variato così tante strutturazioni di campo del suo Milan. Cosa può essere avvenuto? Per qualcuno è andato in confusione, per qualcun altro le sta provando tutte, per qualche refolo di vento proveniente da Milanello ha invece subito troppo alcune ingerenze dirigenziali. La verità possono conoscerla solo gli interessati. Quel che è certo è che il vero Rino sarebbe stato meno impulsivo nella gestione della squadra in un momento della stagione così delicato.

Con 3 pareggi nelle ultime 3 partite, la situazione di classifica del Milan sarebbe senza dubbio maggiormente propizia e questi tre risultati sarebbero stati possibili col Milan di Gattuso vecchia maniera, molto solido, estremamente sordo ai rilievi della critica e tremendamente orgoglioso della sua versione di campo. Una versione che non piace agli esteti del calcio (per inciso, nemmeno al sottoscritto), ma che è davvero l'unica possibile con questo tipo di squadra (che fatica a stare alta), con questa mediana (troppo povera di qualità) e senza nemmeno un esterno d’attacco capace di creare la superiorità numerica.

Nella lunga disputa fra duttilità tattica e conservatorismo, a mio avviso, dovrebbe prevalere una componente pratica, ossia il realismo. Si tratta di un valore poco di moda, ma che guarda al senso delle cose con enorme onestà. Riuscirà Gattuso a ritrovare quel filo giusto che si è interrotto con la sconfitta del derby? La classifica è ancora dalla sua parte. La quota salvezza si è alzata e, di conseguenza, la quota Champions League si sta abbassando.

Per riuscire a qualificarsi alla massima competizione europea, potrebbero bastare 67-68 punti, insomma 5 vittorie nelle prossime 8 partite. Cammino arduo ma non impossibile, soprattutto per chi si esalta nelle difficoltà.

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