di Simone Balocco -
Sabato prossimo sarà di scena il 235° capitolo di una delle saghe calcistiche più celebri d'Italia e d'Europa: Inter contro Juventus. Questa partita non è come tutte le altre, ma è la partita più importante per le due tifoserie, alla stregua dei loro derby cittadini con Milan e Torino. Così importante da essere definita “il derby d'Italia”. Va da sé che l'incontro non è un mero derby, ma l'ansia, l'attesa ed il godimento dei tifosi nel vedere la loro squadra battere l'avversaria è pari ad una stracittadina.
“Derby d'Italia” perché è la partita che più si è disputata nel nostro Paese: 235 volte, di cui 203 in campionato. Di fronte due squadre di grandi tradizioni e storia sportiva: l'Inter nata il 9 marzo 1908 da un parte di alcuni membri del Milan che volevano rendere “internazionale” il club rossonero ma che non ci riuscirono e che per ripicca, fondarono un nuovo club (chiamato, appunto, Internazionale); la Juventus, nata il 1° novembre 1897 da diciassette ragazzi della borghesia cittadina che fondarono il club seduti su una panchina di corso Re Umberto a Torino. In campo sabato sera ci saranno cinquantatre (o cinquantacinque, dipende dai punti di vista “juventini”) scudetti, venti Coppe Italia, tredici Supercoppe italiane, cinque Champions, una Coppa delle Coppe, sei Coppe UEFA, due Supercoppe europee e cinque tra Coppe Intercontinentali e Mondiali per club. Insieme, 256 giocatori “consegnati” alla Nazionale italiana.
Da quando esiste il girone unico (stagione 1929/1930), in sei casi la Juventus ha vinto lo scudetto con l'Inter seconda ed in altrettante l'Inter ha vinto con la Juventus seconda.
Inter-Juventus fu battezzata “derby d'Italia” da Gianni Brera nel 1967 per un semplice motivo: non solo le due squadre non erano mai retrocesse allora in Serie B, ma erano le squadre allora con più titoli nazionali (la Juventus con tredici) e titoli internazionali (due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali per i nerazzurri) in Italia. Anche Milan e Bologna non erano mai retrocesse in serie cadetta in quel momento, ma il loro palmares era nettamente inferiore. E poi perché le due squadre rappresentavano i cuori dell'Italia (industria ed economia) ed erano in mano a famiglie molto facoltose ed importanti, gli Agnelli e i Moratti: la Juventus è ancora di proprietà della famiglia Agnelli, mentre l'Inter dal 2013 non è più di proprietà dei Moratti ed in questi anni ha visto succedersi due proprietà straniere al vertice (Erick Thohir prima, Steven Zhang dopo).
I migliori marcatori di questo particolare derby sono, con dodici reti, Giuseppe Meazza, Omar Sivori e Roberto Boninsegna, seguiti da Alessandro del Piero con dieci. Dei giocatori in attività, Mauro Icardi è il top scorer con cinque reti. Il resoconto complessivo vede settantuno vittorie interiste, centosei juventine e cinquantasette pareggi.
Il primo incontro tra le due squadre è datato 3 ottobre 1909 in un'amichevole (vinta dall'Inter), mentre il primo incontro ufficiale si disputò il 14 novembre successivo a Torino, presso il campo di Corso Sebastopoli, con vittoria bianconera per 2-0: a fine anno a vincere il campionato di Prima categoria fu l'Inter, al suo primo successo.
La vittoria più larga bianconera è il 9-1 del 10 giugno 1961, mentre quella interista risale al 4 aprile 1954 e vide la squadra allora allenata da Alfredo Foni vincere 6-0.
L'ultimo “derby d'Italia” come lo aveva inteso Brera fu giocato il 12 febbraio 2006 e vide l'affermazione esterna della Juventus: a fine stagione la Juventus retrocesse da campione d'Italia in Serie B per la vicenda “Calciopoli” ed il titolo andò ai nerazzurri. Per la prima volta dal 1909, la stagione successiva le due squadre non si sarebbero affrontate: da allora i tifosi, che già non si amavano, iniziarono a detestarsi.
Le prime avvisaglie di tensione si ebbero però il 16 aprile 1961, 28a giornata di campionato: al “Comunale” di Torino c'erano così tanti tifosi che tanti si “accomodarono” a bordo campo fino al 31' quando l'arbitro decise di sospendere l'incontro. La Federcalcio diede la vittoria all'Inter, ma la Juventus vinse il ricorso e si decise di rigiocare la partita. La decisione avvenne il giorno 3 giugno prima dell'ultima giornata di campionato con la Juventus avanti di due punti: la Juve pareggiò in casa contro il Bari, l'Inter perse a Catania e Boniperti e compagni vinsero il titolo matematicamente, con una partita in meno.
E quel Juventus-Inter? Fu disputato il 10 giugno successivo anche se lo scudetto era già juventino. Il match fu giocato dalla Juventus di mister Parola in formazione ufficiale, mentre l'Inter per protesta contro la Federcalcio (presieduta da Umberto Agnelli, Presidente anche della Juventus), schierò la formazione “Primavera”: 9-1 bianconero con sei reti di Sivori e gol della bandiera interista di Mazzola, futuro idolo della Curva Nord di San Siro.
Il clou della rivalità si ebbe con il match del 26 aprile 1998, quello del celebre scontro in area juventina tra Iuliano e Ronaldo, con l'arbitro Ceccarini che non assegnò clamorosamente il penalty all'Inter, dandolo invece alla Juventus sul capovolgimento di fronte. Quello scontro ancora oggi è discusso ed è il punto di non ritorno della rivalità tra le due squadre. E sabato sera “ricorreranno” 21 anni (e un giorno) da quell'episodio.
A oggi, il “derby d'Italia” non esisterebbe più in quanto l'Inter è l'unica squadra a non essere mai retrocessa in Serie B e la squadra italiana più vincente all'estero è il Milan. Rimane però la partita delle partite in Serie A, una sorta di Old Firm scozzese, Clasìco di Spagna e Superclasìco (anche se è un derby cittadino) di Buenos Aires.
Ci ha provato anche Galliani, dieci anni fa, nell'affermare che il nuovo “derby d'Italia” era tra il Milan, che aveva più titoli internazionali, e la Juventus, la più scudettata d'Italia. Quella fu ovviamente una battuta in stile derby cittadino, ma Inter e Juventus saranno sempre le due squadre ad animare il “derby d'Italia”.
Sabato al “Meazza” la Juventus arriverà da campione d'Italia per l'ottava volta di fila, mentre l'Inter, reduce dal pareggio del sabato santo contro la Roma, è alla ricerca del matematico terzo posto che vale la Champions.
Tecnicamente avrebbe tutto da perdere la Juventus, visto che è già campione d'Italia e ha un vantaggio siderale sui nerazzurri (+26 punti), ma la squadra di Allegri venderà carissima la pelle perché Inter-Juventus non è mai una partita banale. E' un match emozionale, passionale, competitivo, leggendario e divertente. Un match che quest'anno giunge al suo 110° “compleanno”. E non a caso è considerato un derby. Anche se in mezzo passano 160 chilometri di distanza tra la Madunina e la Mole.
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