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giampaolo luomo giusto paqueta simone regge le pressioni

Redazione Derby Derby Derby

di Max Bambara -

Stando ai rumors più ricorrenti potrebbe esserci un vero e proprio derby per sapere chi siederà sulla panchina del Milan nella prossima stagione. I protagonisti, in rigoroso ordine alfabetico, sono Marco Gianpaolo e Simone Inzaghi. Il primo, attualmente, tecnico della Sampdoria, il secondo, al momento, allenatore della Lazio. Gli exit poll danno un testa a testa fra questi due nomi. Qualche outsider è sempre dietro l’angolo ma, ad oggi, i più credibili candidati per guidare la squadra rossonera sono proprio loro due. La scelta non è semplice. Nasconde insidie, vantaggi e controindicazioni. Gianpaolo ha un gusto del gioco e della qualità del tocco maggiore, mentre Simone Inzaghi sembra avere un carattere più adatto ed una personalità maggiormente predisposta alle pressioni di una metropoli.

Proprio il carattere è il vero punto interrogativo su Marco Gianpaolo. Si tratta di un allenatore sacchiano convinto, di un grande cultore delle squadre organizzate e con una filosofia di gioco marcatamente offensiva. Tuttavia il tecnico di Bellinzona in questi anni ha sempre mostrato delle fragilità caratteriali che ne hanno impedito una rapida ascesa. Ad una eccellente preparazione didattica, non riusciva a far corrispondere un’adeguata forza mentale. A Brescia, nella stagione 2013-14, fu addirittura capace di sparire per 3 giorni dalla circolazione, insofferente alle critiche mossegli a suo giudizio ingiustamente. Forse proprio per questi limiti caratteriali, ogni qualvolta Gianpaolo è stato vicino ad un grande club è poi accaduto qualcosa che l’ha allontanato dalla panchina prestigiosa.

Successe nel 2009 quando l’allora tecnico del Siena era dato molto vicino alla Juventus. Per giorni si parlò di Gianpaolo alla guida del club torinese, ma poi i vertici juventini optarono per confermare l’esordiente Ciro Ferrara. Scelta non illuminata visti i risultati, ma sulla valutazione complessiva di Marco Gianpaolo pesarono certamente alcune relazioni poco positive sul suo carattere volubile e su un eccessivo stress a cui sottoponeva i giocatori. Il Milan fu invece vicino a Gianpaolo nell’estate del 2016. Anzi per quasi un mese, si parlò del tecnico all’epoca alla guida dell’Empoli come del nuovo allenatore in pectore del Milan, salvo poi saltare tutto all’ultimo con la società (in quel momento co-gestita dalla parte italiana e da quella cinese) che scelse il profilo più solido e rassicurante di Vincenzo Montella.

Sul punto di arrivare alla meta, Gianpaolo ha sempre trovato un ostacolo o magari un pregiudizio. Sarà così anche questa volta? Difficile dirlo, tuttavia è possibile affermare con buone basi di certezza che il suo modo di giocare e di concepire il gioco, bene si adatterebbe alla rosa attuale che avrebbe soltanto bisogno di innesti mirati e non di una vera e propria rivoluzione. Gianpaolo è uno dei pochi allenatori della Serie A che punta molto sul trequartista (gioca prevalentemente col 4-3-1-2) e questo potrebbe favorire tantissimo l’ascesa del brasiliano Paqueta che, in quel ruolo, avrebbe minori compiti difensivi e maggiori libertà.  Anche Piatek, l’altro acquisto invernale del Milan, ha dimostrato di trovarsi maggiormente a suo agio con una punta di fianco (Kouame a Genova) piuttosto che da punta unica nel 4-3-3. Basteranno questi aspetti a far schizzare verso l’alto le quotazioni di Gianpaolo?

Dal canto suo, Simone Inzaghi ha qualcosa che il tecnico sampdoriano non ha: sa reggere le pressioni e non ha paura di esse. Resistere a Roma tre anni, sotto la guida del presidente Lotito e con una piazza calda ma esigente, non era un’impresa facile. Lui ci è riuscito, sfiorando addirittura la partecipazione alla Champions League nella scorsa stagione (non ci arrivò nonostante i 72 punti conquistati), ma riuscendo a portare a casa ben due trofei (una Supercoppa italiana ed una Coppa Italia). Non è poco per un allenatore alla prima esperienza in un club di Serie A e che si è trovato alla guida di una squadra che doveva essere gestita ed amalgamata, ma in cui lo spazio per gli investimenti era ridotto davvero all’osso.

Il suo stile di gioco è meno consono alla storia rossonera rispetto a quello proposto da Gianpaolo. Gioca prevalentemente con la difesa a 3, è un eccellente preparatore di situazione da palla inattiva e sa costruire la squadra in funzione del suo centravanti. Non è casuale che Immobile, con Simone Inzaghi, abbia trovato la sua maturazione calcistica dopo un lungo peregrinare in squadra dove non riusciva ad imporsi. Va considerata una nota di merito poi, la mossa tattica su cui quest’anno Simone Inzaghi ha tanto lavorato: è passato infatti da un 3-5-2- estremamente coriaceo con Luis Alberto trequartista dietro Immobile, ad un 3-5-2 imprevedibile e sbarazzino (capace anche di trasformarsi in altre strutturazioni a gara in corso) con Luis Alberto mezzala e due punte vere come Correa ed Immobile vicine. Un segnale evidente di una predisposizione alle nuove scoperte e ad una evoluzione personale verso congegni tattici più eruditi e raffinati.

Il derby fra questi due allenatori rimane insomma aperto e molto serrato. Difficile dire chi potrà prevalere fra Gianpaolo e Simone Inzaghi. Di certo, entrambi meriterebbero per il tipo di carriera avuta sinora, di ottenere una grandissima chance. Magari il destino, presto, gliene offrirà una a tinte rossonere.