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gravina squalifica kessie bakayoko kean

Redazione Derby Derby Derby

di Mattia Marinelli -

Dopo gli ululati razzisti di Cagliari-Juventus, il presidente federale Gabriele Bravina aveva tuonato: "Cose insopportabili, bisogna prendere provvedimenti". Ma il campo del Cagliari non è stato squalificato e quello che ha subìto Moise Kean non è stato sanzionato o punito.

Il numero uno della Figc è tornato alla carica contro Kessie e Bakayoko, anche se i tifosi milanisti lo accusano di essere in ottimi rapporti con il presidente laziale Lotito e di essere troppo sensibile alle ingerenze politiche del sottosegretario Giorgetti ("Chiudiamola lì, è finita lì", ha poi detto ieri sera Matteo Salvini).

Dopo la frase del presidente del calcio italiano, "Gesto di San Siro indegno, va punito con le norme interne al mondo del calcio", il Milan ha fatto filtrare un senso di sorpresa e di stupore, senza dare luogo a comunicati ufficiali. il fatto è che prima dell'intervento del capo della federazione la squalifica dei due giocatori rossoneri sembrava improbabile, ma ora la vicenda è apertissima. Insomma, i dirigenti rossoneri hanno la sensazione che si stia ingigantendo nei toni una provocazione deprecabile ma nulla di più. Quella di Gravina per il Milan ha tutta l'aria di essere una invasione di campo, anche se la decisione su Kessie e Bakayoko potrebbe slittare, con un possibile supplemento d'indagine della Procura federale dopo il comunicato odierno del Giudice sportivo.

Intanto i quotidiani romani sono in ebollizione. L'ex direttore generale della Federcalcio, che ha avuto per tanti anni in passato Maldini in Nazionale, ha chiesto a Paolo, oggi dirigente rossonero, di salire direttamente lui a Formello per chiudere la vicenda della maglia di Acerbi.