Chinaglia e le canaglie, scorie di una Lazio irripetibile

La Lazio dello Scudetto del 1974 era la squadra dei clan, delle simpatiche canaglie. Una squadra in cui il presidente Lenzini e il tecnico Maestrelli facevano i padri buoni del gruppo, ma erano sempre in mezzo alle tensioni fra i due gruppi.

Chinaglia

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Come quando Vincenzo D'Amico, il pupillo di Chinaglia, venne gettato nella mischia per la cavalcata scudetto. Il ragazzo di Latina, con la spavalderia del ventenne disse addirittura a un giornalista "io non sono inferiore a Pelè". Anche lui mise il suo sigillo personale al titolo tricolore laziale 1973-74: 27 presenze e 2 gol, "uno nel derby. Scusate se è poco...". Ma il clima da derby si respirava anche negli allenamenti settimanali, dove i tifosi accorrevano in massa a Tor di Quinto per assistere a partitelle epiche, per niente amichevoli. Duelli western tra i due clan, quello di Chinaglia-Wilson contrapposto alla fazione Martini-Re Cecconi, che proseguivano poi nel torneo clandestino di tiro a bersaglio nel retro dell’Hotel Americana. Ritiri scoppiettanti, tra raffiche di Colt e il Winchester di Chinaglia, e tutto lo ha ben scritto Angelo Carotenuto nel suo libro "Le Canaglie".

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