di Franco Ordine -
Forse è il caso di organizzare una puntata speciale di “Chi l’ha visto” per scoprire dove, in questi ultimi giorni, si siano trasferiti Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo sport, Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio eletto da qualche mese, Giuseppe Pecoraro, procuratore federale vicino, così dicono dalle parti di via Allegri, a Lotito presidente della Lazio, e infine Paolo Silvio Mazzoleni, arbitro di Milan-Lazio semifinale di ritorno di coppa Italia.
Devono essere partiti per una località sconosciuta, non coperta né dalla tv e nemmeno da internet. I primi due, molto sensibili e anzi velocissimi nello stroncare con dichiarazioni durissime la “pagliacciata” di Kessiè e Bakayoko che esposero la maglia di Acerbi, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione dopo i “buu” da parte dei tifosi laziali che hanno accompagnato per gran parte del primo tempo Kessiè e Bakayoko. Spariti nel nulla. Gli inviati della procura federale hanno ordinato agli addetti allo stadio di rivolgere un paio di inviti via altoparlante ma non hanno convinto il loro principale ad aprire un’inchiesta così come, con apprezzabile solerzia, il dottor Pecoraro fece nell’episodio precedente sopra citato.
Pare abbia avuto un black out al cellulare e non sia stato raggiungibile nemmeno dai suoi collaboratori presenti a San Siro. E infine passiamo a Mazzoleni. Si è difeso, con i suoi capi, e nel suo referto, sostenendo che era stato concordato di ricevere un cenno dagli interessati per procedere alla sospensione della partita. Nessuno gli ha detto niente e lui niente ha sentito.
Ps: Matteo Salvini, invece, ha replicato alle stoccate di Leonardo e non si è nascosto come fanno invece certi politici o dirigenti sportivi di nessuno spessore e personalità.
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