di Antonio Lopopolo -
Luciano Spalletti se ne va dall’Inter solo perché era libero Antonio Conte, uno dei pochi allenatori che può fare meglio di lui alla guida dei nerazzurri. Rino Gattuso ha separato la sua strada da quella del Milan per divergenze di vedute sul modello futuro di società e di squadra. Il curioso destino delle panchine delle squadre milanesi accomuna i due allenatori che fino a pochi giorni fa occupavano le panchine di San Siro.
Il tecnico toscano lascerà il posto ad Antonio Conte, ma per ben due volte ha portato a termine il mandato aziendale, lasciando il club presieduto da Zhang in Champions League. Il prossimo allenatore dei nerazzurri, il primo pugliese nella storia dell’Inter, ha già dimostrato di essere uno di assoluto livello che potrà lavorare in una società finalmente libera dalle stringenti procedure di risanamento economico concordate con l’Uefa. Spalletti questa opportunità non l’ha avuta ma ha dato un’identità di gioco confermando per il secondo anno consecutivo l’ingresso nella principale competizione europea. Tanti sono stati anche i limiti, frutto inevitabile di una stagione teatro di una delle più clamorose crisi interne (la vicenda Icardi ndr) in cui nessun rappresentante della società è esente da colpe, ai quali si potrebbero aggiungere quelli di mercato, magari imputandone alcuni direttamente a Spalletti. L’allenatore toscano di errori ne ha commessi ma la domanda sensata da porsi è: chi, in quelle stesse condizioni, avrebbe potuto fare meglio di lui?
A pensarci bene potrebbe essere la stessa domanda rivolta a tutti quelli che hanno criticato Rino Gattuso per la mancata qualificazione in Champions League. Al tecnico calabrese non è bastato portare il Milan al suo miglior risultato in classifica degli ultimi 6 anni, dando un’anima di squadra e riuscendo a rimettere in piedi il Diavolo ogni volta che la caduta sembrava definitiva. Senza, è giusto dirlo, nemmeno un fuoriclasse in rosa. Gattuso ha dovuto rinunciare a lungo anche a giocatori-chiave come Bonaventura o Biglia, uomini ritenuti fondamentali nello scacchiere tattico dei rossoneri. Al termine dei suoi diciotto mesi sulla panchina del Milan rischia di essere ricordato solo per il nobile gesto di rinuncia al suo stipendio, a condizione che vengano pagati i suoi collaboratori. Se così fosse sarebbe davvero una beffa. Chi verrà dopo, se farà meglio, avrà più di un debito con lui.
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