DerbyDerbyDerby Editoriali Il campionato è finito, ma Astori va ricordato…
Editoriali

Il campionato è finito, ma Astori va ricordato…

Davide Capano

Mancano meno di 90 lunghi giorni all’inizio del campionato 2018/2019, eppure già c’è una ridda di attese, emozioni, rimpianti e speranze. Germinano nuove idee da Milano a Palermo passando per Frosinone, Crotone e il Rubicone. L’orizzonte degli eventi scorre fluente come gli SMS lanciati urbi et orbi da Sergej Milinković-Savić. Già, perché tutti vogliono fare il giro dello Stivale in 38 giornate. Specie in un torneo dallo stile ricercato, spesso quasi raffinato. Dove trovi cavalieri da 100 gol del calibro di Hamšík, Higuaín e Icardi o “stuntman” imprevedibili come Douglas Costa de Souza (la madre è una predicatrice battista). Ce n’è per tutti i gusti e le salse. Buona la speziata turca al sapore Çalhanoğlu per Rino il demiurgo rossonero. La Serie A è un viaggio che attizza moltissimo in attesa dell’evento, ma poi l’evento stesso può far girare le balle e far stare peggio di prima. Per info chiedere alla Lazio che in 4 minuti ha buttato al vento una stagione rigogliosa. Non giriamoci intorno: l’Europa League sta alla Champions League come Red Canzian sta ai Pooh. Siccome l’intelligenza va fatta sorridere, saltiamo all’Inter, squadra affettuosamente complicata, presente nel fotogramma decisivo del romanzo 2017/18. La Beneamata è forse la squadra più esistenziale di tutte; la vita sembra o è “Vecino” a essere un oggetto sotto forma di Inter. Ordinaria follia. I nerazzurri fabbricano pazzie con la sincronia del movimento di un orologio di Neuchâtel (dove segnò Moriero nel 1997). Il calcio è più di un gioco; è un paradigma della vita. Motivo per cui il nostro amato campionato è terminato, ma Davide Astori non può non esser ricordato. Il mare domenicale deve ricordarsi sempre di lui: un gorgheggio morbido come la voce di Michael Bublè. Perciò si dovrebbe correre spediti verso un modo di intendere il pallone come cultura del movimento, investimento sulla passione, sulle relazioni e sul benessere. Perché attraverso le partite di calcio gli uomini dicono che si vogliono bene… Anzi benissimo! L’insegnamento di Davide Astori, non un qualsiasi mutandiere di campo. Ma un ragazzo eroicomico, nobile dell’arte prestato al football. Perché l’ironia e l’umiltà sono sempre vicine all’intelligenza.