Un confronto chiarificatore: Gazidis e Ibra

Stoccolma

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di Max Bambara -

C’è una differenza sostanziale fra il raduno del Milan nell’estate scorsa e quello nell’estate di quest’anno. Ovviamente non stiamo parlando delle restrizioni anti-COVID che, purtroppo, stanno rendendo il calcio meno fruibile ai tifosi e che hanno obbligato, loro malgrado, molti sostenitori rossoneri a disertare il raduno qualche giorno fa. Parliamo invece della presenza dell’amministratore delegato Ivan Gazidis al fianco della dirigenza sportiva del Milan, rappresentata da Paolo Maldini e da Ricky Massara. Tredici mesi fa non era stato così: Maldini, Boban e Massara si erano seduti accanto a Marco Giampaolo, mentre Gazidis, al fianco del presidente Scaroni, si era accomodato in prima fila per ascoltarli. Adesso invece, l’AD rossonero ha scelto un profilo diverso, decidendo di stare al fianco dei due dirigenti della parte sportiva del club. Un segnale forte, senza dubbio. L’ex amministratore delegato dell’Arsenal sta iniziando a capire che, in Italia, certe formalità rivestono un peso mediatico non indifferente. E certe sottigliezze possono sfuggire sul momento all’occhio distratto degli osservatori, ma rimangono comunque nella testa dei tifosi. Con questo gesto invece, semplice ma incisivo, Gazidis dimostra che la società, in questo momento, è unita, coesa e compatta. Questa è una precondizione fondamentale per rivedere il Milan in alta quota, visto che negli ultimi anni sono state proprio le divisioni dirigenziali a creare il clima più adatto per produrre risultati negativi e per non sostenere la squadra nei momenti di difficoltà.

Ivan Gazidis

AC Milan v AS Roma - Serie A
Ivan Gazidis a San Siro lo scorso 28 giugno contro la Roma

Non sono sfuggite poi, per passare al merito del discorso, le parole di elogio di Gazidis alla figura di Ibrahimovic; Ibra è stato elogiato non soltanto come giocatore importante, ma anche come personaggio determinante. E con gli elogi allo svedese sono finiti in soffitta anche quei vecchi discorsi sugli ingaggi bassi e sull’acquisto soltanto di giocatori giovani e futuribili. Ibra non è né giovane e né futuribile e sarà uno dei nonni del campionato. Eppure il Milan, nella sua interezza societaria, ha lavorato per dare a Pioli il “giocatore moltiplicatore”, capace non solo di fare gol ed assist, ma anche e soprattutto di fare alzare l’asticella di rendimento dei compagni e di valorizzare al meglio qualità che fanno fatica a venire fuori. Con il rinnovo di contratto di Zlatan insomma c’è uno squarcio inevitabile di futuro che albeggia sul Milan; non è il futuro di carriera dello svedese, ma di tantissimi giocatori giovani presenti in rosa che, grazie al suo esempio ed alla sua capacità di far rendere tutti, possono trovare nuovo smalto e grandissimo risalto. Ibra moltiplica il valore di quasi tutti i compagni che giocano al suo fianco. Ne alza la dimensione tecnica, ma soprattutto ne migliora le doti temperamentali e di personalità. Gazidis lo ha colto perché da uomo intelligente ha potuto notare come tutti gli investimenti del club negli ultimi anni, grazie ad Ibra, siano diventati giocatori veri e non più talenti inespressi. Sembrano lontani i tempi in cui lo svedese accusava Gazidis di molte cose a Milanello. Era il 10 giugno, nemmeno 3 mesi fa. Da quel confronto si è smosso qualcosa ed è nata una società diversa. D’altronde fra due posizioni distinte ma rispettabili, è sempre la sintesi che può fare la differenza. Senza opinioni di principio, ma con tanto buonsenso.

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