Ricapitolando: per attaccare, la Juventus ha attaccato. Ma se Max Allegri è quello che è, i piedi dei dipendenti sono quelli che sono.

analisi Facebook di Roberto Beccantini -

Altra musica, quando si deve uscire di casa, abbandonare le trincee, imboccare un sentiero. In una parola: fare gioco. Per tutti, sia chiaro. E’ quello che è successo alla Juventus dopo Firenze. Il Cagliari di Ranieri, l’allenatore della favola Leicester, si è chiuso, sì, ma neppure troppo. Uscito dalla crisi, ha aspettato ed è ripartito, con Viola all’occhiello (per un tempo, almeno) e Luvumbo «lambretta» sulla fascia. Di fronte a Sua maestà Djokovic, il risultato l’hanno scolpito quelle che a Coverciano, in spregio alle signore, chiamano «palle inattive». Punizione di Kostic, testa di Bremer. Corner di Kostic, petto e ri-petto di Rugani. Angolo di Jankto e crapa di Dossena, con Szczesny un po’ così (ma poi reattivo, complice il palo, sull’ennesima incornata dello stopperone sardo).

Juventus v Cagliari Calcio - Serie A TIM

Tutto nella ripresa

La fetta più gustosa della torta, anche grazie ai cambi (Oristanio, Shomurodov). Per metà gara, zero tiri nello specchio. Degli uni e degli altri. Una mosceria che non vi dico, culminata nello stop «a inseguire» con il quale Kean dilapidava una chicca di Chiesa. Poi un po’ più di cazzimma, e Chiesa «libero d’attacco» ad agitare la curva. Già il centrocampo non brilla per gamma di varianti, metteteci il mal di schiena di Locatelli, togliete McKennie dalla fascia e avrete lo spirito dello Stadium. Hanno deciso e segnato i difensori. Kean è il classico pugile che non andrà mai al tappeto ma difficilmente ne manderà qualcuno. Gli ingressi di Vlahovic e Milik non hanno scombinato la trama. Non mi è dispiaciuto Iling Junior in un ruolo non suo (quale? boh). Il 2-0 aveva dato gas a Madama, il 2-1 glielo ha tolto. Dicesi fifa. Lapadula e Pavoletti volteggiavano nei mischioni.  Quanti errori in uscita, quanti sgorbi in rifinitura. Nicolussi Caviglia (classe 2000) fotografa lo scorcio storico: sic transit panchina mundi. Dall’archivio, fresca fresca: quinta vittoria consecutiva, notte come prima, da prima, e domenica 26 novembre, dopo la sosta, l’Inter. C’è di peggio.

Lecce
(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

** Lecce-Milan 2-2. Dalla pazza Inter al pazzo Diavolo. Due a zero in scioltezza e in bellezza, con reti di Giroud e Reijnders (al primo squllo), nessuno fa caso al k.o. di Leao, che genio Pioli e che pirla D’Aversa. Intervallo. I cambi, i cambi: Sansone pare Kakà, segna e, dopo il pari di Banda, che sembra Garrincha, coglie un gran palo. Aggiornamento: D’Aversa genio, Pioli pirla. Le tossine di Champions, forse. Agli sgoccioli, entra in scena Abisso: non fischia una punzione dal limite che manda in bestia Giroud, i cui vaffa gli costano il rosso. Piccoli s’inventa un 3-2 che avrebbe portato persino Maignan alla sbarra. L’arbitro lo convalida, ma poi Guida, dal Var, lo richiama e in coppia «scoprono» un falletto (su Thiaw) che mai avrei dato. «Step on foot», gracchiano i maestrini. Non vi dico dove li avrebbe mandati il Paron.

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