Le parole del 31enne difensore con madre tedesca e padre ghanese dopo i fatti di Minneapolis
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Suo fratello Kevin-Prince Boateng ha lottato in Italia e non solo contro il razzismo, ma Jerome non è da meno. Il difensore del Bayern Monaco, in un’intervista a Deutsche Welle, ha preso posizione per quanto sta avvenendo negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd.
“Un caso che ci dimostra quanto sia esteso il problema del razzismo negli Stati Uniti – dice il giocatore, figlio di madre tedesca e padre ghanese –. Attenzione è un fenomeno che si trova ovunque, ma ancor di più negli States. Anche qui in Germania è molto presente. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad attacchi contro stranieri e gruppi religiosi anche nel nostro Paese. Per combattere il razzismo bisogna cominciare dai bambini. Nessun bimbo al mondo nasce razzista, se lo diventerà o meno. È di fondamentale importanza insegnare ai bambini che il razzismo è inaccettabile e che se qualcuno ne è vittima bisogna parlarne e affrontare il problema. La lotta alle discriminazioni è un processo che deve cominciare a scuola, deve far parte dei programmi di studio, solo così possiamo venirne fuori e progredire”.
Boateng, inoltre, invita i colleghi bianchi a spendersi per ricordare George Floyd e condannare razzismo e violenza. “Noi calciatori possiamo raggiungere molte persone e sarebbe auspicabile far sentire la propria voce, utilizzare la propria notorietà per sostenere la causa – ha chiarito –. Molti lo hanno fatto, ma potrebbero essere molti di più e ovviamente con questo non voglio dire che chi non si esprime è razzista, dico solo che più siamo e meglio è”.
Il nazionale tedesco in passato ha rivelato di essere stato vittima di razzismo durante l’infanzia. Nel 2016, inoltre, è stato preso di mira da un leader politico di estrema destra, Alexander Gauland, che diceva di apprezzarlo da giocatore ma non volerlo come vicino di casa. Dovette intervenire addirittura la Cancelliera Angela Merkel a sostenere pubblicamente Jerome.
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