di Franco Ordine -
Zazzaroni-Mihajlovic: ipocrisia, pregiudizio e primato della notizia
Per fatto personale e non solo, vorrei intervenire sulla polemica Mihajlovic-Zazzaroni che ha rovesciato sul direttore del Corsport una valanga d’insulti e la solita ondata di ipocrisia. Il fatto personale è il seguente: venerdì pomeriggio ho ricevuto da una fonte la notizia delle condizioni di salute di Mihajlovic. “So che siete amici, volevo dirtelo”, l’informazione nuda e cruda. Ho avvertito Il Giornale senza sapere che la famiglia e la società avessero chiesto una sorta di “embargo” nell’attesa della conferenza-stampa.
Di qui la decisione di confezionare la notizia, senza mai citare la malattia ma citando solo la sua assenza misteriosa dal ritiro del Bologna e definendo la vicenda un “giallo”. Ivan Zazzaroni, col quale non ho avuto contatti in quella giornata, ha puntato in prima pagina sull’incoraggiamento. Titolo: “Forza Sinisa”. “Tutti noi lo sapevamo e non abbiamo scritto una riga” la reazione stizzita di alcuni colleghi.
È il caso di fare alcune riflessioni insieme a tutti voi.
La prima: se un allenatore salta il raduno della sua squadra, del Bologna, serie A in questo caso, e i tifosi si chiedono allarmati come mai sui social mentre i calciatori vengono informati, lo riferiscono a parenti e manager e la notizia si propaga a macchia d’olio, l’interesse giornalistico mi sembra evidente. Seconda riflessione: in altri casi, per esempio per Gianluca Vialli, nessuno di noi si è mai sognato di fare uno scoop per vendere qualche copia in più perché l’assenza dal video di Sky passava inosservata. Terza: nelle stesse ore, in Canada, quando Zidane ha lasciato il ritiro del Real Madrid, la società ha stilato un comunicato col quale ha informato che “l’assenza era dovuta a problemi famigliari (si è poi saputo la morte del fratello, ndr)” e che nel frattempo la preparazione del team sarebbe stata affidata al vice di Zidane. Forse un comunicato “riservato” del Bologna avrebbe potuto evitare la fuga di notizia.
Perciò crocifiggere Ivan Zazzaroni, nell’occasione, somiglia più a un intollerabile pregiudizio alimentato dalla solita dose d’ipocrisia. Per esperienza personale potrei citare cento precedenti in cui colleghi più bravi e più furbi di me hanno realizzato scoop per casi più o meno identici. Allora, a noi che rosicavano alla grande, ripetevano con leggerezza: “La notizia comanda su tutto”.
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