La doppia morale...

di Franco Ordine -

Per allenare non basta un titolo. Un titolo molto prestigioso, campione del mondo 2006. I recentissimi esoneri di Fabio Cannavaro (dal Benevento) e di Daniele De Rossi (dalla Spal), addizionati ai tormenti di Pippo Inzaghi in quel di Reggio Calabria e alla stagione sabbatica scelta da Alessandro Nesta dopo l’esperienza al Frosinone, rappresentano un piccolo fenomeno da esaminare.

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Un paio di riflessioni

La prima: il carisma esercitato grazie alla carriera da numero uno può durare qualche tempo ma poi, come per tutti gli altri allenatori, bisogna fare i conti con i risultati.

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La seconda: partire con un treno in corsa non sempre consente ai giovani (e in qualche caso debuttante) tecnici di esaltare le proprie virtù. C’è una sola esperienza che va in contro tendenza. E qui si tratta di un giovanissimo tecnico, promosso dalla primavera alla prima squadra del Monza, Raffaele Palladino, con un passato brillante da calciatore di Serie A, formatosi alla scuola calcistica di Gasp e capace di prendere al volo la squadra lasciata in fondo alla classifica da Stroppa e di portarla a ridosso della zona coppe europee. Forse, per fare quel mestiere, contano altri fattori tipo la passione e lo studio del calcio, le idee, la capacità di “indovinare” ruoli ai propri calciatori e di tirarne fuori il meglio.

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