E' finito l'isolamento dell'allenatore del Milan. Oggi, se Pioli volesse parlare di calcio, il colloquio-confronto con Ibra sarebbe utile a entrambi.

di Franco Ordine -

A seconda guerra mondiale finita, qualche giapponese rimase rinchiuso nella foresta in attesa di chissà quale evento. Così continua a capitare nelle narrazioni calcistiche di casa nostra. Dove, a dispetto di note, accordi e contratti, si continua a immaginare che dietro il ritorno di Ibra nel mondo Milan, con incarico di prestigio nel board di RedBird e incarico di consulente per il club rossonero, ci sia chissà quale ribaltone.

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Per chi avesse un pizzico di buona memoria, vale la pena ricordare che già dal 4 giugno, quando si congedò da San Siro, Ibra promise che sarebbe tornato.

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Ma nei giorni successivi i contatti con proprietà e dirigenti non furono mai interrotti. Poi è vero che il vertice del 6 novembre a Milano in corso Venezia risultò decisivo per raggiungere l’intesa resa ufficiale lunedì 11 dicembre ma il progetto è di giugno. È altrettanto evidente che l’avvento di Ibra, quale collaboratore di Furlani, Moncada e Pioli non possa diventare un problema per il tecnico rossonero. Conoscendo il tecnico e il suo rapporto con Zlatan, è esattamente il contrario.

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