Sui soldi tutti i club sono attentissimi, ma tra i giocatori c'è ancora troppa ingordigia

di Franco Ordine -

Prendiamo il recente caso della Lazio, che pure è da considerare un club virtuoso per i conti e il rigore di Lotito nel concedere aumenti di stipendio ai propri tesserati. Il suo mercato è di fatto bloccato: la mancanza di liquidità, accentuata dai botteghini chiusi e dagli stadi vuoti, ha congelato tre acquisti in attesa di una cessione eccellente (Correa abbinato all’Inter) capace di generare una plusvalenza da circa 30 milioni. Non è un caso isolato. È lo status di questa edizione di calcio-mercato scandito più dalla richiesta di prestiti e dalla ricerca di saldi che da trattative tradizionali.

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Persino top club come la Juve, sull’unica operazione di queste settimane (Locatelli) sta discutendo con il Sassuolo a proposito della valutazione e sulla modalità di pagamento. Altro esempio: il Napoli ha fissato, per mancanza della Champions, il tetto a 3,5 milioni per i suoi calciatori e indirettamente ha fatto sapere a Lorenzo Insigne che non intende accettare la richiesta per il rinnovo (5 milioni). Non è dunque vero che il Milan si è arreso all’ingordigia di Donnarumma e Calhanoglu. Elliott ha tracciato una strada che sarà seguita, con l’eccezione dei due sceicchi, dalla maggioranza.

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