di Mattia Marinelli - Svizzera-Serbia non era una partita con la semplice posta in palio per un posto agli ottavi di finale del Mondiale. Quando Xherdan Shaqiri, una delle stelle della nazionale svizzera, ha pubblicato qualche giorno fa sui social una foto dei propri scarpini, si è capito che era tutta un'altra storia. A proposito, due scarpini da sempre marchiati con due bandiere: quella della Svizzera, dove è cresciuto, e quella del Kosovo, dove è nato e da cui provengono i suoi genitori, territorio autoproclamatosi indipendente nel 2008 e rivendicato dalla Serbia. Il legame tra Svizzera e Kosovo iniziò a costruirsi negli anni Sessanta, con i primi flussi migratori attirati dalla ricerca di manodopera. Negli anni Novanta, arrivò la seconda ondata. Oggi, si calcola che il 10% dei kosovari si trovi in Svizzera. In percentuale ancora più alta, sono i calciatori kosovari che giocano per la Nazionale svizzera. E quando la Svizzera, prima squadra del Mondiale a vincere una partita dopo essere stata in svantaggio, ha rimontato la Serbia, gioia e orgoglio si sono mescolati alla grande. E' stata dunque una notte da incubo ad esempio per Kolarov e Milinkovic Savic. Un colpo terribile per i serbi, che si ritrovano terzi con una sola partita da giocare. Ha deciso l’ex Inter Shaqiri con un contropiede allo scadere, nell’1-2 finale. Per i serbi sarà ora decisiva la sfida con il Brasile, distante 1 punto in classifica dopo la vittoria con il Costa Rica. Un vero e proprio “derby giallorosso” tra Alisson e Kolarov, nel quale se ne salverà solo 1.
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2 kosovari svizzeri vincono vs serbia derby della migrazione
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