di Alessandro Aquilino - Eppure ci deve essere stato un momento esatto. Quel momento in cui il tifoso Laziale ha messo da parte le tante sofferenze e le tribolazioni di una storia centenaria per far spazio ad ambizioni fondamentali per una società che anche negli anni d’oro, quelli di Cragnotti, ha raccolto molto meno di ciò che avrebbe meritato. Perché? Cosa è successo? Perché il tifoso Laziale 2.0, ormai, preferisce combattere a colpi di like nei vari gruppi che imperversano sui social una battaglia fatta di rabbia e veleno, insultando costantemente tutto quello che fa la Società Sportiva Lazio? Perché? Perché si preferisce sbraitare su un social, ignorando volutamente le iniziative più lodevoli, piuttosto che essere al fianco della squadra? Molti di voi risponderanno con la solita frase “è colpa del gestore/ladro di sogni!” e chiuderanno l’articolo. Altri invece proseguiranno nella lettura. E io li ringrazio anticipatamente. Ma, ve lo anticipo, questo articolo non contiene risposte. Perché non lo so nemmeno io, per quale motivo, tre anni vincenti (perché di questo parliamo, dal 1997 all’estate del 2000) abbiano sconvolto per sempre l’approccio di buona parte della tifoseria. Non conosco il motivo per cui giovani di vent’anni amino riempirsi di slogan quali “Lotito non è il mio presidente” senza averne mai vissuti altri. E quindi impossibilitati a fare paragoni. Non capisco nemmeno per quale motivo un presidente di una squadra di calcio, simpatico o antipatico esso sia, debba essere considerato un “ladro di sogni”. Non ho mai affidato a nessuno, se non a me stesso e alla mia volontà e ambizione, la realizzazione dei miei sogni. Chi ha proseguito nella lettura ora penserà che questo sia un pezzo pro-Lotito. Sbagliato. Personalmente, Lotito non mi fa né caldo né freddo. Nella stessa maniera in cui non mi trasmettevano nulla Cragnotti prima e Calleri ancora prima di lui. Perché per me il Calcio è sempre stato composto da undici giocatori con la maglia biancoceleste da tifare e undici avversari da fischiare. Tutto qua. E poco conta che la mia squadra sia più o meno forte o che possa competere per grandi traguardi. Tifare significa sostenere. Non pretendere. Non l’ho deciso io. È l’italiano che ce lo insegna. E pretendere una squadra da scudetto, maglie bellissime, sponsor che abbelliscano le suddette maglie, biglietti ridotti e tanto altro non è un diritto del tifoso. Il tifoso, per quanto mi riguarda, ha solo doveri. Altrimenti si trasforma in ciò che sosteneva proprio Cragnotti: un cliente. Ossia uno che pretende per quello che paga. E allora forse, sì, ma solo in quel caso avrebbe ragione. Ma, in quel caso, non staremmo qui a parlare di tifo. Ma di altro. E allora me lo chiedo di nuovo: qual è stato il momento in cui il tifoso Laziale ha dimenticato gli anni bui, i meno nove, la serie B, il calcio scommesse (tra l’altro creato da uomini che ora sono considerati idoli), per cominciare a pretendere la Luna? Perché si ricordano con nostalgia gli anni ‘80, quelli in cui eravamo davvero mediocri e al limite della sopravvivenza e si ama definire una squadra di pippe una rosa che annovera tra le sue fila giocatori come Leiva, Immobile, Luis Alberto e Milinkovic-Savic? Perché si è arrivati a pensare che Caicedo sia la causa di tutti i mali del mondo? Perché le Coppe e le Supercoppe vinte negli ultimi anni vengono snobbate (tranne il 26 maggio, ma solo perché serve per vantarsi sui social con i romanisti) quando fino al 1998, nessuno di noi sapeva cosa significasse vincere un trofeo? Perché qualsiasi cosa che profuma di Lazio, viene distrutta e sbeffeggiata in primis dai laziali stessi? Ecco, credo sia giunto il momento di fare un passo indietro e tornare ad essere ciò che è implicito nella parola “tifoso”. Sostenere. Amare. A prescindere.E poi aprire quel cassetto in cui sono stati chiusi i propri sogni tanti anni fa. E lottare ogni giorno per realizzarli nella vita reale. E non allo stadio (nella migliore delle ipotesi) o vomitando bile su un social network. Perché i sogni sono solo vostri. E, statene certi, non ve li ruba nessuno.

zonalazio

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