di Mattia Marinelli - Era la primavera del 2008 e lo scudetto che da mesi si dava per scontato lo vincesse l'Inter, tardava ad arrivare. L'assalto della Roma, i tanti infortuni, la serie positiva di vittorie che si interrompe: è quello il momento storico in cui nasce il feeling fra Roberto Mancini e Mario Balotelli. Sono i gol del ragazzo della Primavera interista a garantire al Mancio, eliminato in Champions League dal Liverpool, di arrivare all'ultima giornata a conquistare lo Scudetto sul campo di Parma. Anche se per togliere le castagne dal fuoco era dovuto rialzarsi Ibra dal lettino del massaggiatore. Era stato però Balo, in tempi di infortuni e acciacchi, a tenere su l'Inter fra marzo e aprile. Li ricordiamo quei momenti, perchè il nuovo Ct azzurro Mancini vi sembra ancora pervicacemente aggrappato. Il colpo di fulmine di quelle settimane non gli è ancora "passato". Mancini ha voluto Balotelli a Manchester sponda City, con lui ha ripetuto il colpo dello scudetto, poi si sono mezzi azzuffati in allenamento e Mario ha iniziato il suo girovagare: sei mesi buoni al Milan, poi crisi in rossonero, un fallimento al Liverpool e un rilancio mezzo e mezzo a Nizza. Adesso ci risiamo in azzurro, dove la nuova era di Balotelli deve ancora ripartire. Il gol contro l'Arabia Saudita non fa testo. Mario deve garantire continuità, serietà e intensità. Mancini, buon per lui, ci crede ancora. Aspettiamo e vediamo.
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