DerbyDerbyDerby Senza categoria 7 pari del silenzioso maestro dalle giocate rumorose
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7 pari del silenzioso maestro dalle giocate rumorose

Redazione Derby Derby Derby

di Serena Calandra - Non poteva non concludersi con un evento, un festeggiamento di grande effetto consacrato da un match tra alcune delle stelle del calcio più importanti,  la carriera di colui che quasi sempre ha declinato ed evitato ogni forma di attenzione. Andrea Pirlo, il Maestro, dice addio al calcio giocato, quello sempre interpretato dallo stesso  con un’effimera intelligenza e grande compostezza. Si perchè quando si pensa ad Andrea Pirlo si è sempre soliti pensare ad un giocatore taciturno, di poche parole e dalla calma percepibile ai sensi. Non ha mai mostrato le proprie emozioni, non si è mai scoperto con parole o atteggiamenti prepotenti no, non è mai stato cosi. Il numero 21 ha sempre scelto di dimostrare al mondo la propria forza attraverso il proprio gioco. Le sue parole non sono mai state tante e rumorose ma le sue giocate quelle si che facevano un gran rumore! Una carriera come tante che inizia a brillare all’età di 16 anni con il suo esordio in A con il Brescia e che prosegue con Inter e Reggina per poi consolidarsi al Milan. Con il diavolo rossonero il centrocampista dalla grande tecnica incanta e diverte i milioni di tifosi che non hanno mai fatto mancare il proprio affetto e riconoscenza. Tifosi e appassionati che proprio ieri, in quel di San Siro, hanno deciso ancora una volta di rispondere presente e di riconoscere la grandezza del Maestro nonostante la presenza delle tante stelle del calcio accorse anch’esse per l’occasione.  Nessun escluso, dal compagno di squadra rossonero Shevchenko, all’amico Alessandro Del Piero sino ai  professionisti Francesco Totti, Alessandro Nesta, Pippo Inzaghi autore di una tripletta, Leonardo Bonucci, Cristian Vieri, Roberto Baggio, Frank Lampard, Gigi Buffon, Pato subito in mostra, Paolo Maldini, Rino Gattuso e tanti altri ancora, divisi in due squadre guidate da panchine di lusso e personalità imponenti come quella di Conte e Ancelotti, per una sera insieme tecnici della formazione bianca,  con  Allegri, Donadoni e Tassotti per il team blu. Una serata in cui a vincere è stato solo lui, il numero 21 il quale ha scelto di esibirsi un tempo per parte con entrambe le formazioni. Risultato finale? Un bel 7 pari e nessuno sconfitto. La Notte del Maestro ha reso l’idea che bisognava rendere ovvero quella di un campione che scende dal piedistallo chiamando il cambio per sedersi in panchina, per adesso metaforicamente, per lasciare il posto al figlio quasi come a voler dire “ci sarà sempre un numero 21 che porta il mio nome” e che si avvale del diritto di essere grande, grande come l’ Andrea Pirlo del Brescia ancora ragazzetto, quello dell’Inter sfortunato, quello del Milan titolare indiscusso o della Juve campione ribattezzato sino a quello stimato dal Barca. Per tutto  e per tutti resterà sempre e comunque il Campione del Mondo 2006, quello della Nazionale che aprì il mondiale di Berlino firmando il gol di apertura nella prima partita contro il Ghana, innescando giocate perfette e sempre guidate da una spiccata logica, quella stessa logica finalmente abbandonata nel momento del rigore riuscito di Fabio Grosso che lo portò a piangere e a dare sfogo alla propria esultanza. Il mondo intero quella sera lo ha ammirato ed osservato cosi come ha fatto ieri l’Italia attraverso la consegna di qualcosa che vale molto di più: la riconoscenza del “grande”, l’unico trofeo che gli si addice...