di Enrico Vitolo - Tre volte derby: prima la paura, poi il sospiro di sollievo ed infine la gioia inaspettata. Senza volere l’avevamo preannunciato nel momento in cui abbiamo scelto il nostro nome, ma i derby si sa che sono speciali. Unici. Inimitabili. Capaci di cambiare pelle più e più volte nel corso dei suoi novanta minuti di gioco, molte volte possono bastare anche gli ultimissimi secondi del recupero. Ma ormai non servirebbero più neppure ulteriori conferme in tal senso, per tutti il derby è una storia a sé, eppure sabato pomeriggio ecco servita in diretta mondiale l’ennesima dimostrazione. È accaduto tutto al City of Manchester Stadium, lì dove il derby è stato raccontato in tutte le sue sfaccettature: Guardiola contro Mourinho, City contro United. In pratica il meglio che possa esserci in circolazione. Doveva essere la giornata della festa per la conquista del titolo della Premier League, che sarebbe dovuta cominciare al triplice fischio finale, ed invece si è trasformata in appena quindici giri di lancette nella rinascita (seppur parziale) dei red devils. Coriandoli rossi sparsi in lungo e largo sul prato dei cugini e festa così rinviata. Nulla di compromesso ovviamente per Aguero e soci, ma gli ultimi novanta minuti rimarranno inevitabilmente per sempre nella storia (per eventuali conferme domandare ai tifosi del Milan che nel 2003-04 vissero lo stesso epilogo). Un finale di gara, quello di sabato pomeriggio, che sembrava inimmaginabile dopo i primi quarantacinque minuti, appunto sembrava. Perché tutto questo è il derby, anzi è “derby, derby, derby”.

MU-derby

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