di Emanuele Landi - E’ cosa risaputa che tra Ancelotti e la Juve, o più in particolare i tifosi della Vecchia Signora, non corre buon sangue. Un rapporto iniziato male e finito peggio che si è protratto negli anni finchè Ancelotti è rimasto ad allenare nel campionato italiano alla guida del Milan. L’esilio nel 2009 di Carletto ha raffreddato gli animi fin ad arrivare al presente. Ancelotti è pronto ad iniziare la sua avventura al Napoli e le prossime sfide contro la Juventus si preannunciano infuocate. Nel pentolone dei sentimenti va aggiunto anche il contatto che la dirigenza bianconera  ha avuto con Carletto per un eventuale dopo-Allegri visto che Max non era così certo di restare. Offerta rispedita al mittente e Ancelotti ha scelto il progetto di De Laurentiis ma cosa sarebbe successo se il tecnico di Reggiolo fosse tornato ad allenare la squadra bianconera? Per capire il profondo odio con i tifosi della Juve bisogna riavvolgere il nastro fino al febbraio 1999 al giorno del debutto di Ancelotti sulla panchina bianconera subentrando a Marcello Lippi. Allo stadio Garilli di Piacenza i supporters juventini “accolgono” il loro nuovo mister in maniera pessima visti i suoi trascorsi da giocatore in due eterne rivali (Roma e Milan): esposero, infatti, uno striscione di cattivo gusto che recitava "Un maiale non può allenare", con tanto di muso di un suino. Non proprio un benvenuto per il tecnico che raccoglierà 144 punti in due anni, ma che verrà ricordato per l’incredibile scudetto (1999 -2000) perso a favore della Lazio sotto il diluvio di Perugia. Nel 2001 le due parti si separano e da lì la carriera da Ancelotti da allenatore comincia a prendere la piega giusta quando verrà scelto da Berlusconi per sostituire Terim a novembre alla guida del Milan che per otto stagioni sarà grande protagonista in Europa e nel mondo. Da “eterno secondo”, visti i due secondi posti ottenuti nel biennio 1999-2001, ad allenatore vincente il passo è stato breve, tranne per i tifosi della Juve che hanno continuato a non amarlo, insultando il buon Carlo ad ogni incrocio tra bianconeri e rossoneri. Sempre calmo, paziente e indifferente alle offese il buon Ancelotti reagisce alle provocazioni solo nel 2008, quando, durante il solito becero “coro” in occasione di un trofeo Tim, mostra un dito medio ai suoi “ex tifosi”. Ancelotti nella sua autobiografia “Preferisco la Coppa” si è poi tolto un peso che coltivava da anni. “Torino non mi piaceva – ha scritto Carletto - Troppo triste, lontana un paio di galassie dal mio modo di essere. Indietro Savoia, arriva il ciccione dei tortellini”. “La Juventus – prosegue l’ex centrocampista - era una squadra che non avevo mai amato e che probabilmente non amerò mai, anche per l’accoglienza che qualche mente superiore mi riserva ogni volta che torno. Per me è sempre stata una rivale. Improvvisamente mi sono trovato dall’altra parte della barricata dall’altra parte di me stesso. Per pura scelta professionale. La Juventus era un ambiente totalmente nuovo per me. Non mi sono mai sentito a casa, mi sembrava di essere l’ingranaggio di una grande azienda. Per il sentimento, prego, rivolgersi altrove”. Ecco, quindi, i motivi del rifiuto dell’Ancelotti-bis per un’eventuale post-Allegri. Carlo, che voleva allenare un club e non la nazionale, ha scelto di conseguenza accettato l’intrigante progetto Napoli che in questi ultimi anni ha assunto lo status quo di rivale bianconera sia nelle schermaglie giornaliera che a livello di vera antagonista per lo Scudetto. Di certo Ancelotti farà di tutto per realizzare “il sogno nel cuore” dei partenopei, per fare un altro sgambetto a quei tifosi che lo hanno sempre denigrato sia al San Paolo che allo Stadium, dove per la prima volta in questa stagione sembrava che le cose stessero cambiando. La Juve, invece, ha vinto il suo settimo scudo di fila e continuerà con Allegri a dare battaglia a tutte le rivali in Italia. Ma vi immaginate cosa sarebbe accaduto se Ancelotti avesse messo da parte l’orgoglio pensando solo alla sua professione lasciandosi convincere dalla corte di Agnelli?

Ancelotti-sfida

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