di Emanuele Landi - Carlo Ancelotti era, è, e sarà per sempre uno degli allenatori più amati dai tifosi milanisti, sia per la generazione che lo ha visto trionfare anche da calciatore, sia per i supporters rossoneri del terzo millennio che hanno potuto trionfare due volte in Europa sotto la sua gestione. Il suo addio nel 2009, curiosamente nello stesso periodo in cui Maldini disse basta e Kakà si trasferì al Real Madrid, non ha mai pregiudicato l’amore, il rispetto e la riconoscenza nei suoi confronti da parte del popolo milanista. E questo Carletto lo sa e lo percepisce, visto che per nove anni era emigrato all’estero per non affrontare il suo grande “amore”.  L’allenatore nativo di Reggiolo, durante le sue esperienze tra Chelsea, Psg, Real Madrid e Bayern Monaco ha sempre affrontato i rossoneri solo in amichevoli, mostrando una certa emozione, la stessa di quando poteva tornare al Milan ma scelse di prendersi un anno sabbatico, non sentendosi pronto e in grado per un ritorno,  per non rovinare la sua immagine di gran condottiero e l’affetto maturato nei suoi confronti in quell’epoca meravigliosa. In questa stagione Ancelotti è tornato ad allenare in Italia, smentendo una sua vecchia promessadetta nel novembre 2015:  "Futuro? Tornerò ad allenare il prossimo anno. Se tornassi in Italia l'unica squadra dove potrei andare sarebbe il Milan. Forse anche la

cessione
Roma, ma io penso soprattutto all'estero”.La troppa voglia di tornare ad allenare nel Belpaese gli ha fatto scegliere i colori azzurri, mai acerrimi rivali dei rossoneri, che presentano un progetto ambizioso e di riscatto dopo una triade di stagioni quasi perfetta sotto la guida di Sarri. Ora sembra essersi ambientato all’ombra del Vesuvio,cercando di integrarsi con un popolo e una tifoseria che lo ha adottato subito per via del suo curriculum e del suo palmares stellare da allenatore, mostrando, però, un’inevitabile diffidenza per via del grande gioco espresso da Sarri che ha portato il Napoli a sfiorare lo Scudetto in due delle ultime tre stagioni. Tornando al rapporto Ancelotti-Milan l’ex allenatore delBayern Monaco era apparso emozionato nell’affrontare la “sua” squadra dei trionfi e un suo grande allievo ed amico Rino Gattuso. Vincere per 3-2 in rimonta, grazie anche alle sue intuizioni a gara in corso deve essergli piaciuto parecchio, cosa che se non fosse riuscita avrebbe scatenato un mare di polemiche e i primi confronti con Sarri, ma deve essergli costata tanto a livello umano nel dare una coltellata del genere ai colori rossoneri. Il Milan non l’ha mai dimenticato e lui non si è scordato del Milan: l’esempio è evidente nel lapsus che lo ha visto come simpatico protagonista nella conferenza stampa del 14 settembre pre Napoli-Fiorentina: “Si dovrebbe aprire una parentesi sui dati fisici che lasciano il tempo che trovano. Ho letto che il Milan corre meno di tutto (interviene Baldari che lo corregge, “Il Napoli vorrai dire”, ndr). Se uno dice cazz* (scoppia l’ilarità in sala stampa) ma il Napoli corre tanto…i dati sono sulla corsa lenta o sulla camminata? Se diciamo che il Napoli non è in condizione perchè per 50 metri ha camminato allora non sono molto credibili questi dati”. Oppure durante l’ultimo Juventus-Napoli, visto che il basso gradimento è reciproco, Ancelotti ha preferito rispondere con la sua solita classe e il suo solito stile ai beceri cori di insulti piovutogli durante la partita (“un maiale non può allenare”), facendo riferimento alla Champions League del 2003 vinta dal Milan ai rigori contro i bianconeri “Mi consolerò guardando in bacheca la coppa del 2003”.  Ancelotti e il Milan: semplici battute e risposte alle provocazioni o sarà vero quello che diceva Venditti e come piaceva cantare a Galliani che certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano?

Napoli-Ancelotti-Milan

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