di Franco Ordine - C'è sempre vita dalle parti del Milan, specie se Donnarumma, liberato dalle pressioni, continua a crescere non in altezza ma in rendimento e se Piatek continua a fare il mestiere richiesto a Higuain. C'è vita ma c'è anche qualche rimpianto che arriva dal trattamento riservato dagli arbitri a Gattuso e ai suoi in questi mesi che hanno segnato il passaggio dal periodo berlusconiano a quello americano. Gli episodi di Roma più recenti sono una dimostrazione plastica per non tornare alla famosa finale di Gedda e alle polemiche seguite, alcune gratuite, altre invece fondate. Cominciamo da Maresca, l'arbitro di Roma-Milan. E' lo stesso arbitro che rifila a Bakayoko, per gli stessi falli, un paio di cartellini gialli condannando alla giusta espulsione il francese costretto a saltare la partita successiva. Come mai, in analoghe condizioni, a Roma non estrae il secondo giallo per Pellegrini, reo del fallo da dietro su Suso? Passiamo a Calvarese: egli fu l'arbitro che venne richiamato dal collega al Var quando in Milan-Parma ci fu un evidente fallo di mano del difensore ospite. All'Olimpico non ha sentito l'impulso di richiamare il collega Maresca a rivedersi al monitore la spinta eccessiva di Kolarov su Suso. Questi sono i fatti. Dietro i fatti c'è una sola spiegazione. Il Milan è considerato in questo momento anima bella, assente dai circoli politici calcistici, e quindi da trattare a proprio piacimento. Cosa ne pensano Scaroni, Gazidis, Leonardo e Maldini?

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