di Franco Ordine - Sulle prime, quando Carlo Ancelotti lanciò l’idea di fermare le partite con l’audio di cori offensivi e insulti di stampo razzista, obiettai che forse non era il caso. Pensavo, sbagliando, che in questo modo si trasferiva nelle curve il potere di sospendere il calcio italiano e che tale potere sarebbe stato utilizzato nel modo peggiore dalle bande che governano quei settori degli stadi italiani. Sbagliavo, ahimè.
basta far finta niente fermate quelle partite
E quello che è accaduto mercoledì notte a San Siro prima, durante e dopo Inter-Napoli ne è la plastica dimostrazione. Adesso si sono scatenati tutti. E magari passeremo dal permessivismo eccessivo al più intransigente dei provvedimenti sbandierati dal questore di Milano, Marcello Cardona, uno che a Milano ha fatto molto e di più per renderla vivibile e sicura. Quando si raggiunge un punto di non ritorno, lo Stato non può più tirarsi indietro e far finta di niente. E il calcio deve lasciare che siano le forze dell’ordine ad adottare i provvedimenti necessari. Gravina, presidente della federcalcio, ha dapprima “mazzolato” Mazzoleni, l’arbitro: avrebbe dovuto fermare la sfida per gli ululati contro Koulibaly che ha firmato un post da campione del mondo (“orgoglioso di essre nero, senegalese, napoletano, uomo”). Ecco allora la mia conversione: non deve esserci una prossima volta, al primo ululato bisogna fermarsi. E chiedere che sia il resto del pubblico a zittire questa frangia di inutili idioti.
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