di Simone Balocco -
Il Benfica è considerata una delle grandi squadre d'Europa con in bacheca due Coppe dei Campioni vinte nel biennio 1961-1962. Parliamo di una squadra capace di porre fine al quinquennio di vittorie consecutive del Real Madrid e di sconfiggerli con un sonoro 5-3 nella seconda finale. Una squadra, quella delle “aquile”, che aveva tra le proprie fila il Cristiano Ronaldo dell'epoca (Eusébio) e validi interpreti come José Águas, Domiciano Cavém, José Augusto e Mário Coluna.
Dopo quel biennio, la squadra non ha saputo più vincere nulla a livello internazionale, ma solo a livello português con un campionato per nulla allenante: da quando esiste la Primeira Liga (stagione 1934/1935), hanno vinto il titolo nazionale solo cinque squadre e il Benfica lo ha vinto 36 volte, il 43% del totale.
Nonostante le “aquile” abbiano oggi in attacco il giovane fenomeno Joao Felix ed un bomber implacabile come Jonas, giovedì 18 aprile sono uscite clamorosamente dall'Europa League per mano dei tedeschi dell'Eintracht Francoforte che, anche grazie ad un gol clamoroso in off side non segnalato dal VAR, si sono imposti per 2-0 ribaltando il 4-2 portoghese dell'andata. Niente semifinale contro il Chelsea per la squadra di mister Bruno Lage e addio, per la 57a stagione consecutiva, alla possibilità di tornare a vincere qualcosa in Europa.
Nonostante il livello tecnico delle avversarie, questo poteva essere l'anno giusto per la squadra più titolata di Lisbona ed invece, per usare un'espressione gergale, “anche questa stagione, si vince la prossima”. Eppure sul Benfica ci sarebbe da scrivere una tesi di laurea, non tanto sulla storia del club in sé, ma per ciò che successe proprio il 1° maggio di cinquantasette anni fa per “voce” di Bela Guttman. Per spiegare i fatti c'è da tornare al termine della stagione 1961/1962, con il Benfica guidato appunto dall'ungherese Guttman.
Guttman è stato uno degli allenatori più preparati della scena calcistica europea del tempo, eppure la dirigenza del Benfica decise di dargli il ben servito a fine stagione, scegliendo come suo sostituto il cileno Fernando Riera. Qual era il motivo di questo cambio alla guida tecnica? Guttman, che in tre stagioni aveva vinto due titoli nazionali, una Coppa di Portogallo e due Coppe dei Campioni consecutive, voleva che la società benfiquista gli concedesse un ottimo premio per i risultati ottenuti. Il management della squadra delle “aquile” non glielo concesse e gli disse che non sarebbe più stato l'allenatore della squadra per la prossima stagione.
Guttman, ça va sans dire, non prese bene la decisione e, forse per colpa della cocente delusione, disse, proprio il 1° maggio 1962, una celebre frase: “Il Benfica non vincerà più la Coppa dei Campioni per i prossimi cento anni e nessun'altra squadra portoghese vincerà due volte consecutivamente la Coppa dei Campioni”. In molti fecero spallucce allora, ritenendo le parole del tecnico frutto della frustrazione di una persona accantonata, anche se in maniera (forse) ingiusta: sono passati 57 anni da allora ed il Benfica, nonostante abbia disputato da allora una finale di coppa Intercontinentale, cinque di Coppa dei Campioni e tre di Coppa UEFA/Europa League, ha sempre perso e solo il Porto ha vinto la Coppa dei Campioni due volte, ma non consecutivamente (nel 1987 e nel 2004). Si dice che tre prove fanno un indizio, ma in questo caso c'è da sbizzarrirsi.
Si pensava che con la sua morte (avvenuta nel maggio 1981), la profezia potesse non più avverarsi ed invece il Benfica non ha più vinto titoli lontano dai confini portoghesi. Addirittura, prima della finale di Vienna del 23 maggio 1990 contro il Milan, lo stesso Eusébio andò sulla tomba del suo mentore, pregando affinché “intercedesse”; invece vinsero i rossoneri. I tifosi del “glorioso” sperano che la loro squadra possa vincere entrò il 2062 una finale europea scrollandosi di dosso la “dannazione” di Guttman perché non vorrebbero attendere altri quarantatre anni. Anche perché dal 1962 hanno vinto le coppe europee squadre molto meno blasonate del club bianco-rosso. Come lo stesso Eintracht che ha vinto una Coppa Uefa nella stagione 1979/1980 ed ora è alla sua quinta semifinale europea.
In favore del tecnico di Budapest c'è da dire che è stato un innovatore, un fine allenatore anche psicologo per i suoi giocatori nonché un uomo di carisma. Va da sé che ha spesso avuto problemi con le squadre che ha allenato. Lui che ha girato il Mondo per insegnare la sua tecnica offensivista (in Austria, Ungheria, Romania, Italia, Argentina, Cipro, Brasile, Portogallo, Uruguay, Svizzera e Grecia), un globe trotter del pallone, conosciuto oggi solo ed esclusivamente per il suo anatema contro la sua ex squadra che non lo voleva premiare per quanto aveva fatto di buono (e di vincente).
Appuntamento per il prossimo anno, tifosi benfiquisti e segnatevi queste date: 27 maggio 2020 la finale di Europa League di Danzica e il 29 maggio la finale di Champions League ad Istanbul. Sia mai che magari la Lisbona rosso-bianca possa tornare a vincere in Europa come ha fatto la “cugina” bianco-verde dello Sporting che vinse la Coppa delle Coppe due anni dopo la “maledizione”.
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