di Davide Capano - Milano-Torino è un viaggio ‘pazzesco’ di 125 chilometri. Dai Navigli alla Mole Antonelliana il tragitto è denso, anzi densissimo. Soprattutto se si parla di calciomercato. Milan e Juve, al netto del gol di Muntari, sono due società geneticamente eleganti e vincenti. Nel corso degli anni, diversi pedatori hanno cambiato la casacca dell’una per indossare l’altra. Alcune volte con esiti favorevoli. Altre meno. Si comincia con Giuseppe Meazza, passato dal Milan alla Juventus nel 1942. Dopo vent’anni avviene il primo scambio: Bruno Mora sbarca a Milano e Sandro Salvadore si sistema a Torino. L’affare si rivela fruttuoso per entrambe le squadre. Nel 1976 altro giro. Fecondo. Romeo Benetti in bianconero e Fabio Capello in rossonero. Nel 1985 un Paolo Rossi in fase calante viene strapagato dal Milan. Stavolta ride solo la Signora. Come pure nel 1997 quando Galliani, dopo un anno e mezzo, vende Edgar Davids. Due anni prima a Milanello era arrivato Roberto Baggio da Torino. Della saga biancorossonera fanno parte anche Christian Abbiati (il risarcimento per l’infortunio di Buffon in un “Trofeo Berlusconi” del 2005), Alessandro Matri e Mattia De Sciglio. Ma i due nomi più caldi sul rovente asse Milano-Torino sono Pippo Inzaghi e Andrea Pirlo. Il primo sbarcato a Milano nel 2001 per 40 miliardi più Cristian Zenoni; il secondo, facendo il percorso inverso, da svincolato nel 2011. Tutti e due hanno fatto la Storia a modo loro. L’ultimo capitolo riguarda Leonardo Bonucci, approdato al Milan il 14 luglio 2017. In questi giorni le sirene di mercato parlano di altre operazioni su un’A4 affollata come la metropolitana di New York all’ora di punta. Nell’ampia ‘tavola periodica’ delle possibilità si sta palesando il ritorno di Bonucci alla Juventus. Come l’avvenire già avvenuto di Ivano Fossati. Sarebbe davvero il più mancino dei tiri del lungo romanzo bipartisan Milan-Juve. Inebriante come un filtro di papaveri. Perché poi il calcio è un’esperienza ontologicamente mediata. Da Predoi a Lampedusa resta sempre un argomento pop.
© RIPRODUZIONE RISERVATA