di Mattia Marinelli - Piatek al Milan, ovvero quello che mancava, un attaccante giovane, forte, affamato. Le sue pistolettate che non contengono nulla di violento, sono una griffe che ha contagiato tutti: compagni, staff tecnico, dirigenza e tifosi. Un gesto tanto semplice, quanto efficace quasi come lo è lui nei 16 metri avversari. Una sentenza che vuole portare in alto il Milan. Oggi il gruppo è ancora più gruppo. In uno spogliatoio sono necessari voglia, grinta, positività, valori, attaccamento. Non indifferenza e fastidio. Ovvero ci vuole uno come Piatek e non uno come l'ultimissimo Higuain. Il Milan è cambiato parecchio con il suo arrivo: ora la formazione milanista tiene infatti meno il possesso palla, fa meno passaggi, ma gioca con maggiore rapidità e verticalizza molto di più il gioco con il Pistolero davanti. Il gol dell'1-1 di sabato a Bergamo contro l'Atalanta è l'esempio perfetto del nuovo Diavolo: ribaltamento, lancio dalla trequarti di Rodriguez e girata magnifica di Piatek. Pochi passaggi e gol, semplice ed efficace. Per farla breve, con dedica a tutti quelli che pensavano che il Milan si sarebbe indebolito con Piatek al posto di Higuain, la media-gol del polacco, una rete ogni 60 minuti, in Serie A con il Milan è spaventosa. Il polacco sta facendo meglio di quanto fatto in precedenza: con la maglia del Genoa, infatti, il pistolero aveva segnato un gol ogni 123 minuti.
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caro higuain piatek non sbuffa mai pedala sempre
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