di Leonardo Sasso - Il potere logora chi non ce l’ha, chiosava un grande della Prima Repubblica. Forse che picchi anche un po' in testa, è forse il caso di aggiungere? Il caso è quello del ministro degli Interni Matteo Salvini. Nell’abbuffata di presenzialismo che oramai lo pervade, non perde occasione per occuparsi di ogni cosa della vita pubblica italiana e non solo. Quando un minimo di prudenza e misura sarebbero ben accette. In una giornata costellata dalla presentazione del calendario della Polizia e dall’incontro con Nicchi, presidente dell’AIA in relazione allo sciopero degli arbitri laziali indetto per domenica prossima per gravi motivi visto il giovane arbitro aggredito, ha trovato il modo di dare addosso esprimendo giudizi come minimo discutibili su Gonzalo Higuain dopo l’espulsione di domenica sera, poco prima che il Pipita venisse effettivamente squalificato per 2 giornate dal Giudice Sportivo. Definire “indegno” un giocatore del Milan che esce dal campo in lacrime dopo aver subito una grave ingiustizia sul finire di una gara quanto mai sentita, per il centravanti argentino è qualcosa che offende terribilmente i tifosi, il Milan ed il calciatore. Perché indegno? Perché una definizione tanto volgare? La motivazione solita, banale e scontata è sempre la stessa: il ragazzino che guarda e tutto quel che ne consegue. Certo è vero. Ma la stessa dichiarazione Salvini, quando non era sulla cresta dell’onda e non aveva i media alle sue calcagna pronti a fare titoli per ogni suo sbuffo, non la fece ad esempio per un altro idolo rossonero che oggi siede sulla panchina del Milan quando aggredì Joe Jordan sulla panchina del Tottenham con una sceneggiata dai toni e dalla rilevanza ben più grave della protesta, sicuramente condannabile, di Higuain. Ed è al tempo stesso triste che oggi il Milan debba essere l’occasione sulla quale banchettare per avere un titolo in più su un portale che non si occupi di politica. Tutto fa brodo, caro Matteo. Ma il Milan è una cosa molto seria per tanti tifosi e sulla quale più rispetto non guasterebbe, anche e pesando meglio le parole senza farne un uso totalmente strumentale. In sostanza il ministro capisca lo stato d’animo di un ragazzo che gioca la partita delle mille motivazioni, la sbaglia e non pago subisce l’ingiustizia più grande con una espulsione immeritata ed esce dal campo in lacrime. E invece auspica addirittura una squalifica pesante. Dopo aver cantato sulla puzza dei napoletani, gli spetta ancora sancire cosa è degno e cosa non lo è? L’indegno, ,quello sì, coro con il quale descrisse i napoletani lo ha liquidato con qualche giustificazione di rito, malgrado lo abbia fatto senza la tensione di una gara e mentre ricopriva una carica ufficiale all’interno di un movimento politico. A questo punto non resta che si dia da solo una lunga squalifica, esattamente come si augurava per Higuain. Perché i ragazzini guardano Salvini come guardano Higuain, con la differenza
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caro vice premier insomma centra higuain
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