di Dario Claudio Bonomini - Lasciamo volentieri l’esame tecnico dell’ottavo di andata di Champions fra Atletico Madrid e Juventus a commentatori ben più preparati. Soffermiamoci invece su un paio di effetti collaterali non del tutto previsti e legati allo svolgimento dell’infuocata sfida nel catino del Wanda Metropolitano, stadio che alla vigilia stimolava diffuse ironie sulla curiosa omonimia con la arcinota moglie di Icardi. Nei novanta minuti, ma soprattutto al momento dei gol colchoneros, è esploso in tutta la sua brutalità il Cholismo, neologismo derivante dal famoso soprannome di Simeone, allenatore dei madrileni. Scopriamo oggi, leggendo vari commenti, che non sarebbe una filosofia di gioco asfissiante e grintosa, una tattica esasperata traboccante di Garra , bensì un male del calcio. Così come l’anticristo, per alcune correnti di pensiero del cristianesimo è il nemico giurato, l’antagonista del Messia, così per altrettante e illuminate menti nel mondo pallonaro il Cholismo sarebbe l’anticalcio per eccellenza. A noi il Cholismo non dispiace affatto e replichiamo umilmente a chi accusa gli interisti di osannare il Simeone allenatore, sostenendo invece che quando da calciatore vestiva i colori nerazzurri non era amato, che vorremmo averne ancora oggi in campo di giocatori come il Cholo o allenatori in panchina bravi come lui e che sappiano trasmettere al gruppo furore agonistico e senso di appartenenza. Il suo calcio non sarà bellissimo da vedere ma chissenefrega, regala emozioni e il calcio è soprattutto questo anche se, come i soloni tentano sempre di spiegarci, non è il bel giuoco. I moralisti invece hanno già scatenato le loro reprimenda per il gesto esagerato che ha visto il suddetto Simeone comprimersi tafazzianamente, ma con gusto, i gioielli di famiglia al momento del primo gol di Gimenez. E’ vero, non è stata certamente una esultanza da seminarista al Torneo del Vaticano, ma non voleva assolutamente mancare di rispetto agli avversari, bensì era rivolta ai suoi tifosi come per dire….tenemos los cojones. Ora ci domandiamo maliziosamente se è più volgare palparsi gli attributi in trance agonistica (perché Simeone partecipa alla partita come e più di un suo giocatore) o volare in area appena sfiorato per poi catapultarsi a terra nonostante il soprannome.. Gorilla..lasci pensare a forza e stabilità (Chiellini), oppure starsene rannicchiato sull’erba in posizione fetale sbirciando lo sviluppo dell’azione per poi fingere, contorcendosi scompostamente al gol avversario, il colpo in viso mai ricevuto e tentare così di ingannare l’arbitro (Bonucci)? Fortunatamente il direttore di gara Zwayer, da buon teutonico, non è risultato troppo sensibile ai pianti del bianconero. Ci sentiremmo quasi di augurare alla Juve il passaggio del turno, per continuare a sperare nella vittoria finale. Se non altro per concedere a Nedved la tanto sospirata pace eterna (parole sue), in modo da risparmiare a noi, in futuro, le troppe esternazioni fuori luogo che il ceco sovente suole regalarci.
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