di Dario Claudio Bonomini - Si è conclusa la sosta internazionale che ha permesso alla Nazionale italiana di debuttare nella Nations League. Due incontri, pareggio casalingo di rigore con la Polonia e sconfitta di misura a Lisbona con il Portogallo orfano di Ronaldo, hanno lasciato un lungo e polemico strascico che come una bava appiccicosa ha avvolto il nostro patinato CT. Bastano quindi due risultati non esaltanti per mettere già in discussione Mancini, per affermare senza ritegno che allora, forse, non era tutta colpa di Ventura se non siamo andati ai Mondiali e paventare addirittura la sempre incombente e minacciosa figura dell’ex Conte che già due settimane fa, come un avvoltoio pallonaro, volteggiava minaccioso e famelico sulle ormai quasi putride panchine di Gattuso e Spalletti. Nel dopo Polonia la colpa principale che si dava a Mancini era quella di aver schierato il grassone Balotelli, disquisendo poi se il suo peso fosse più vicino ai 90 o ai 100 chili. Sembrava anche di risentire le solite prefiche che in Brasile, piangendo al funerale del nostro fallimento, ne avevano attribuito le colpe praticamente al solo Mario. Nella stessa partita erano bastati invece pochi minuti al giovane Chiesa per venire definito da alcuni (e non parliamo dei tifosi della Viola) un fenomeno dal quale la nuova Nazionale non avrebbe potuto assolutamente prescindere. Tre giorni dopo, davanti ai campioni d’Europa in carica, Balotelli viene quindi spedito a dimagrire in tribuna e Chiesa schierato in campo dal primo minuto, naufragato nella sconfitta come tutti i suoi compagni. Meno male che il buon Federico, almeno lui, sa benissimo che prima di essere considerato il salvatore della patria calcistica dovrà segnare almeno un quarto dei gol marcati in carriera da suo padre. Balotelli sarà senz’altro sovrappeso, a volte da l’impressione di giocare da solo, ma è l’unico fra i vari attaccanti a disposizione ad avere esperienza internazionale, giocate e tiro da fuori. L’ardua scommessa di Mancini sarà quella di motivarlo nuovamente, nel fisico e nello spirito, farlo sentire ancora parte del progetto e la presenza in campo seguita dalla tribuna, ai più parsa punitiva, vanno forse intesi in questo senso. Il CT deve per forza lavorare con il materiale attualmente a sua disposizione ed è abbastanza normale che provi, a rotazione, numerosi giocatori per arrivare poi a selezionare il nucleo dei più forti, secondo lui, o dei meno peggio, secondo altri. Questo è ciò che passa il convento e se in difesa giocheranno ancora un Chiellini acciaccato dall’età e un Bonucci non più leader nemmeno nella sua squadra di club, allora non si tratterà certo di un convento ricco. Per fortuna questo fine settimana ritorna il campionato, perché ne sentivamo tutti la mancanza. I vari Spalletti, Gattuso, Ancelotti, Di Francesco saranno attesi al varco. Puntualmente ci sarà una squadra che, con un risultato pieno, verrà considerata la possibile anti Juve dimenticando che la vera anti Juve, almeno per il campionato, è la Juve stessa con la testa alla Champions. Concludiamo con una notizia apparentemente…stupefacente. Diego Armando Maradona, l’immenso ma imbolsito ex Pibe de Oro, è diventato il nuovo allenatore dei Dorados di Culiacan. Pensavamo avesse smesso, ovviamente di allenare, e invece ricomincia da qui, dalla capitale dello stato messicano di Sinaloa. Vediamo come andrà a finire.

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