di Beatrice Sarti - Quello che Paolo Maldini è stato, è e continua ad essere per il mondo del calcio e per i suoi tifosi non è così semplice da spiegare, mille e più parole sembrerebbero non abbastanza per parlare di questo legame così speciale. Paolo non è arrivato in punta di piedi, ma a grandi falcate nell’ambiente Milan, con un nome importante e pesante da portare sopra la sua casacca numero 3. Ma quel nome non ha rovinato nulla, non gli ha messo addosso la classica pressione di cui si parla nel mondo sportivo quando un figlio emula il padre no, per Paolo quel nome anzi quel cognome ha reso tutto ancora più bello, ancora più magico. Il figlio che continua la dinastia del padre e probabilmente lo supera. Una carriera che brilla, non solo il palmares, ma un modo di essere, di vivere lo sport, di fare il capitano che difficilmente si vedeva e raramente si rivedrà. Inutile elencare tutti i trofei vinti, tutti i riconoscimenti ricevuti, ma impossibile non citare le sue cinque Champions League, la prima da difensore più giovane della sua squadra, l’ultima da leader, da capitano, da punto fermo dei suoi ragazzi e dei suoi tifosi. Incredibilmente oggi l’ex capitano rossonero spegne 50 candeline, sono trascorsi ormai 10 anni dal suo addio al mondo del calcio giocato, si incredibilmente perché è ancora molto vivo il ricordo dei suoi tackle, dei suoi stop, delle sue giocate e delle sue parole, che rendevano il calcio uno sport più autentico.
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