di Simone Ducci -

audace
Se è vero quello che diceva Cicerone nel De Oratore: “La storia è maestra di vita”, è anche vero che la Roma di Eusebio Di Francesco non ha imparato nulla dalla suo passato. Ieri contro la SPAL, avversario in crisi e reduce da quattro sconfitte consecutive, i giallorossi sono caduti nei soliti errori, perdendo 3 punti fondamentali per la rincorsa alle zone più nobili del campionato. Di motivi ce ne possono essere diversi ma il fatto principale rimane che la compagine spallina, che non vinceva in trasferta in Serie A con due gol di scarto e senza subirne dal lontano settembre 1965, è stata sottovalutata,a causa della partita - da vedere se più importante - di martedì sera in Champions League contro i russi del CSKA di Mosca. Nello sciagurato match dell’Olimpico, ai capitolini è inoltre mancato un elemento che deve essere fondamentale per un grande squadra per poter competere nelle zone di vertice di ogni competizione: il Killer Instinct degli attaccanti,la capacità di fare gol sfruttando ogni momento buono. La punta di diamante della squadra Edin Dzeko, autore di ben 6 tiri nello specchio sugli 8 effettuati, è apparso, infatti, troppo morbido quando tutto era ancora in bilico e, quindi, recuperabile; El Shaarawy, più ispirato in veste di assist-man che di uomo-gol, e Ünder non hanno mai veramente impensierito Milinkovic-Savic prima e Gomis poi; Lorenzo Pellegrini, infine, è stato forse l’unico ad averci messo quel quid in più, che si è però sgretolato sull’incrocio dei pali. Toccherà dunque a Di Francesco raccogliere i pezzi e cercare di infondere nuova vervealla squadra il più velocemente possibile, sia perché gli obiettivi stagionali ancora non sono compromessi sia perché martedì in Champions non si potrà pensare di ottenere il massimo del bottino fallendo, come ieri, almeno 4 nitide palle gol. La Roma ci ha abituato a un eterno sali-scendi, per cui ci si auspica una risalita dopo il passo indietro di sabato pomeriggio.

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