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Redazione Derby Derby Derby

di Max Bambara - La frase sussurrata ma non troppo del direttore sportivo del Siviglia, ha ingenerato una scia di discussioni fra i tifosi rossoneri. A detta del dirigente spagnolo, il suo club eserciterà a giugno l’opzione del riscatto di Andrè Silva dal Milan, pagando i 38 milioni di euro concordati ad agosto con Leonardo. Qualcuno si chiede se il Milan faccia un affare o meno. Qualcun altro ha dubbi sul giocatore in termini di valore assoluto. C’è chi, infine, è certo che il ragazzo venuto dal Portogallo potrebbe presto rivelarsi un crack, costringendo i milanisti a mordersi le unghie. Non potendo conoscere quale sarà il futuro e prendendo per buone le dichiarazioni di intenti del direttore sportivo del Siviglia, vorrei svolgere alcune considerazioni a margine, utili a spiegare quello che è il modo di ragionare di un club che punta a tornare competitivo in breve tempo. Innanzitutto io credo che sarebbe molto utile guardare al contesto in cui è avvenuta la cessione di Andrè Silva. Il Milan, a pochi giorni dalla fine del mercato estivo si trovava in organico 5 prime punte di ruolo: Higuain (appena arrivato dalla Juventus), Kalinic, Andrè Silva, Bacca e Cutrone. Mantenere in rosa cinque attaccanti non era evidentemente possibile (anche per ragioni meramente finanziarie), ed inoltre gli intendimenti di Gattuso erano quelli di far giocare il Milan secondo un 4-3-3 in cui c’era una sola punta centrale fra i titolari. Le contingenze stagionali occorse al Milan fra ottobre e novembre (gli infortuni a Biglia e Bonaventura) hanno poi costretto l’allenatore rossonero a virare verso un sistema di gioco meno raffinato, ma maggiormente impostato fisicamente in cui sono quasi necessarie due punte. Ma questa è, ovviamente, un’altra storia. Ad agosto il Milan doveva invece fare delle scelte e doveva farle in fretta perché il mercato stava per chiudere e tenere degli scontenti in organico poteva rappresentare soltanto motivo di disagi, malumori e soprattutto di quotazioni di mercato in ribasso. E così il Milan ha scelto di cedere a titolo definitivo (magari svalutandoli) Kalinic e Bacca (due over 30) e di dare in prestito Andrè Silva, fissando un diritto di riscatto vicino ai 40 milioni di euro, una cifra che a molti pochi mesi fa appariva esagerata. Oggi, il direttore sportivo del Siviglia ha implicitamente dato ragione a Leonardo ed alla sua scelta agostana. La tentazione di cederlo per 18-20 milioni (i classici pochi, sporchi e maledetti) c’è sicuramente stata, ma la ragione e le valutazioni di prospettiva hanno permesso al Milan la quasi certezza di ottenere, nell’estate 2019, addirittura una buona plusvalenza. Fosse rimasto al Milan, oggi, il ragazzo sarebbe la riserva di Higuain e di Cutrone e la sua valutazione sarebbe molto più bassa, insieme ad un umore non ottimale, in quanto tutte le punte hanno bisogno di giocare e di fare gol per sentirsi bene. Rimane, di certo, il tema sulla futuribilità di AndrèSilva. Fra Gonzalo Higuain ed il portoghese il Milan ha puntato dritto sull’usato sicuro, sul giocatore più esperto e smaliziato, su un quantitativo prezioso e certo di reti negli anni più prossimi. Non sappiamo quale sarà la carriera che farà Andrè Silva. Se il giocatore arriverà a valere cifre molto superiori alle attuali per il Milan potrebbe essere un rimpianto. Viceversa non lo potrà essere perché nell’estate 2018, per il Milan, era importante tornare ad avere un grande centravanti e non una giovane promessa. In pochi forse ricordano che il talentuoso Gianni Comandini venne ceduto dal Milan all’Atalanta per 30 miliardi delle vecchie lire nell’estate del 2001. Anche all’epoca, l’esigenza dell’essere pronti prevalse sul rischio dell’attesa. Il Milan preferì Inzaghi, un bomber sicuro e credibile, alla speranzaComandini. Oggi può apparire scontato, ma all’epoca una larga parte del tifo rossonero si poneva degli interrogativi. Tutti avrebbero voluto che il Milan trattenesse Comandini ma in pochi pensavano a lui come centravanti titolare del Milan 2001-2002. Esattamente la stessa situazione di Andrà Silva nell’estate 2018. La realtà è che una grande società che punta a vincere nel giro di poco tempo, è costretta ad andare su profili sicuri nei ruoli chiave. E se non sei pronto per il campionato italiano a 23 anni, forse potresti non esserlo mai davvero. C’è sempre un margine di rischio in queste scelte. Ma la bussola che guida la nave è quella del realismo e della contingenza. Oggi Higuain vale più di Andrè Silva. E questa è l’unica cosa che pesa davvero negli orientamenti e negli indirizzi del club. Sul portoghese, semmai, va dato atto a Leonardo di aver fatto, visto il momento, il miglior realizzo possibile in termini economici. Non era semplice ma, soprattutto, non era scontato.