di Max Bambara - Il senso di fastidio che provano molti milanisti quando sentono accostare al Milan il nome di Antonio Conte non si può spiegare a parole. Forse una faccia o una mimica avrebbe potuto essere molto più efficace. Nulla contro Conte che, anzi, in moltissimi considerano un grande allenatore e che qualche anno fa molti hanno sperato di vedere sulla panchina rossonera. Tuttavia, oggi sulla panchina del Milan non c’è un allenatore qualsiasi. C’è Rino Gattuso. E qui, inevitabilmente, entrano in gioco altre logiche, altri pensieri, altri sentimenti. Gattuso per il milanista non è un ex giocatore del Milan o un allenatore: è molto di più. Gattuso in questi ultimi mesi è riuscito ad unire i milanisti. Tanto divisi, tanto dilaniati fra loro, appresso a stupide guerre contro i mulini a vento, ma pienamente fermi e decisi a sostegno del loro allenatore. Anzi, della loro anima. Chi scrive ha accolto come un gol decisivo la dichiarazione di Leonardo alla sua presentazione come dirigente. “Gattuso non è in discussione”. E così deve essere, perché Rino va oltre il bene ed il male. C’è stato un momento preciso nella scorsa stagione in cui abbiamo pensato tutti che la nave non avesse più bussola, comandante, destinazione. Sembrava tutto nero come il buio di una notte interminabile. Era il pomeriggio di Benevento-Milan, quello in cui si regalava colpevolmente il primo punto in Serie A alla squadra di De Zerbi ed in cui Brignoli diventava l’idolo degli antimilanisti, pronti e solerti a rinfacciarlo come una di quelle onte incancellabili. Quel giorno, davvero, il tornado era passato sopra di noi senza lasciare prigionieri. Eppure quella notte, che sembrava infinita, è andata via. Tutto questo lo si deve al lavoro, alla passione di Rino Gattuso che si è messo lì di buzzo buono a lavorare, a capire, ad ascoltare, ad osservare. Ma soprattutto a soffrire e a crederci. Con lui, da allenatore, non ha vinto nulla ancora il Milan. Ma i cuori rossoneri hanno attraversato un deserto dove non c’erano oasi presso cui soggiornare. Anche se assetati, dovevamo proseguire dritti senza lamentarci. Anche quando la strada fatta sembrava tanta (i risultati), sapevamo di non poterci fermare perché la classifica era ancora penalizzante. Tuttavia, era l’unico modo possibile per ritrovarci, per trasformare quel Milan in un collettivo vero. Ecco se oggi il Milan è squadra, il merito assoluto è di Gattuso. Tutti conoscono i suoi occhi immersi di sofferenza, tutti sanno bene e a memoria cosa cova dentro quando non vive bene determinate situazioni. E, di conseguenza, non è possibile non soffrire per lui. Metterlo in discussione è l’unica cosa che la nuova società non deve fare. Non sarebbe produttivo e non porterebbe risultati. Gattuso va difeso e tutelato perché certamente esistono allenatori migliori di lui, ma nessuno più di lui è in grado di trasmettere alla squadra i valori e le basi di un milanismo orgoglioso e puro e nessuno come lui ha in mano i codici di accesso al cuore di questo Milan. Aspetti pesanti, decisivi, che valgono molto più di qualsiasi curriculum con maggiori esperienze e trionfi.

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